Scotland again! / Alba a-rithist

   Tornato appena due giorni fa da una vacanza in Scozia. Scrivo con ancora gli occhi che tremano per    l’emozione provata davanti a tanta bellezza. Arrivato il 20 aprile all’aeroporto di Prestiwick (vicino a Glasgow) ho passato la notte in un albergo, e ho dedicato la giornata successiva a visitare la città. Le mie conoscenze inglesi mi avevano messo in guardia ed avevano effettivamente ragione: fatto salvo per qualche via del centro Glasgow è decisamente la Palermo del Regno Unito. Non sempre pulita, architettonicamente discutibile, generalmente brutta e famosa per la criminalità e la pericolosità dei suoi sobborghi. Cosa strana se consideriamo che la capitale Edimburgo è a pochissimi chilometri di distanza ed è una delle città più vivibili del paese.  Ho passato una pasqua soleggiatissima tra le montagne a nord della contea di Angus, in una valle chiamata Glen Clova, uno dei famosi “Angus Glens”, (glen significa “valle stretta” in gaelico scozzese) una serie di lunghe vallate nella contea di Angus, Highlands sud-orientali, meta ambitissima da turisti amanti della natura, per le bellezze naturali che abbondano: foreste, fiumi, torrenti, laghi glaciali, tenute di caccia, sentieri impervi, animali selvatici a iosa… 

 Nella parte più a nord di Glen Clova, dove si sono stabiliti da pochi mesi i genitori della mia ragazza, si accede ad un ulteriore avvallamento circolare, circondato da montagne alte e molto più forestato. Si chiama Glen Doll, ed è parte del più grande parco nazionale scozzese: il Cairngorms national Park, dove si trova il massiccio più grande del paese (sebbene il primato d’altezza spetti al Ben Nevis, un monte presso la costa occidentale). Dalla nostra casa nel cuore di Glen Clova, siamo partiti per diverse mete, da quelle più urbane come la città di Aberdeen, che adoro per il fatto di aver trasformato due chiese gotiche in molto più utili e funzionali ristoranti, a quelle più selvagge, come il Loch Brandy, lago glaciale in una conca desolata e magnifica tra le montagne.
Dietro casa si presenta questo panorama: qualche macchia di pini e montagne ricoperte di brughiera

. Tutte le zone violetto sono costituite da cespugli di erica, un fiorellino bellissimo, che è, insieme al cardo, tra i simboli della Scozia. Camminare in questi ambienti, fuori dai sentieri, non è sempre facilissimo. Il terreno è molto irregolare e si rischia di slogarsi una caviglia ad ogni passo. Ci sono tantissime buche, sassi, e insidiosissime pozze di acqua disseminate ovunque e ricoperte di vegetazione. Se non si riconosce il tipo particolare di verzura che cresce sull’umidità si può star sicuri di inzupparsi le scarpe, a meno che non siano impermeabili. Ne vale comunque la pena. Camminare in un area così selvaggia e desolata dà un senso di libertà impareggiabile.

 Nel mezzo dei glen il terreno è spesso molto fertile, infatti si nota spesso come la vegetazione sia maggiormente concentrata a valle, mentre più a monte, con i terreni acidi, crescono solo arbusti e muschi. Il viaggio in macchina per la strada che corre tutto intorno al glen è davvero suggestivo. Girando la testa si passa dall’amena vallata con il fiume South Esk che scorre placido tra pascoli e campi, alle aspre montagne cosparse di rocce e arbusti, macchiate di tanto intanto da boschi di conifere e betulle. Una volta ogni valle aveva la sua comunità che si occupava degli affari locali. Oggi questa cosa si è persa, ma rimane comunque un bel senso di familiarità tra gli abitanti dello stesso glen. Si è in pochi, ci si conosce bene e si imparano presto i segreti più interessanti della zona. Noi abbiamo la fortuna di avere come vicino il guardiacaccia della tenuta, che conosce a menadito sentieri, montagne, laghi e torrenti della zona.

   A sud degli Angus Glens c’è una pianura molto rigogliosa, che ospita, tra le tante amenità, una tenuta ricchissima, che ha come cuore un castello davvero particolare, Glamis Castle ( pronuncia “Glams”), che ha la reputazione di essere il castello più infestato del Regno Unito. Sono molti i fantasmi che si ritiene popolino la fortezza, quello che più i ha colpito si troverebbe nella parte medievale e più antica. La guida mi ha spiegato che nella sala della servitù, nel mezzo di due finestre dove adesso c’è una parete, un tempo c’era un andito, cosa confermata dalla presenza di una finestra visibile dall’esterno. La leggenda narra che una notte, il violento e beone conte Strathmore, abbia perso la sua anima al gioco con il Diavolo, il quale lo ha costretto a giocare a carte per l’eternità, murandolo vivo in quell’andito. Non ci sono fonti storiche che spieghino l’improvvisa comparsa di quel muro perciò il mistero rimane aperto. Sono molte altre le camere segrete legate all’esistenza di fantasmi, lo stesso MacBeth visse in questo castello. La conferma della loro esistenza avvenne quando coprirono con dei teli tutte le finestre e si accorsero dall’esterno che effettivamente alcune di esse non erano coperte. Nella cappella si aggira il fantasma di una lady accusata di stregoneria e bruciata viva. Anche nel parco e per i corridoi sono stati registrati avvistamenti nel corso dei secoli. Quello che è certo è che la famiglia dei conti è ancora viva e vegeta e gode di ottima salute finanziaria, considerando le torme di curiosi che visitano la loro dimora ogni anno nella speranza di cogliere qualcuna di queste apparizioni.

La mattina in cui sono andato ad Aberdeen ho ritenuto doveroso carburarmi meglio del solito, con una hot breakfast tradizionale. Io e le mie conoscenze inglesi siamo vegetariani, ma visto che la Scozia non è un paese socialmente retrogrado come il nostro, nessuno considera questa scelta come un cretinata per gente che causa problemi a chi poi deve mettersi a cucinare. Le varianti vegetariane esistono per quasi tutti i piatti, perfino l’Haggis!, che è uno stomaco di pecora ricolmo di frattaglie e avena viene prodotto in una versione senza carne. Sembra incredibile ma pensate che anche da noi si trovano wurstel, hamburger o cotolette prodotte a base di soia che al gusto sono quasi identiche agli analoghi prodotti a base di carne, e che variano solo un po’ nella consistenza. I menù dei ristoranti inglesi segnano sempre quali piatti sono adatti ai vegetariani, apponendo una piccola V accanto al nome della portata. Sulle scatole dei prodotti, assieme alle classiche etichette “gluten free, nut free etc.”, si trova anche “suitable for vegetarian”, che mi piacerebbe trovare anche in Italia, anziché scoprire DOPO averle mangiate, che le torte Cameo, la panna cotta, e le caramelle gommose contengono gelatina animale prodotta con occhi e midollo osseo dei maiali. Questo quando esistono alternative vegetali (la Haribo produce caramelle gommose senza midollo di suino, che è economico ma fa abbastanza schifo). Vista la sensibilità Britannica ai benefici di una dieta senza grassi o proteine animali, ci siamo visti servire pomodoro, fungone dalle dimensioni di un hamburger, salsa e fagioli, una salsiccia vegetariana e tre “cosi” sempre vegetariani che sembravano filetto di merluzzo impanato, toast e marmellata, il doveroso tè, e due uova perché non siamo estremisti vegani. Una colazione del genere è possibile solo dalle 10 in poi (prima il mio stomaco si ribella), e dopo averlo preparato con un morso di qualcosa di più nostrano, come una brioche.

  Questo castello è uno dei più famosi della Scozia, vale la pena di visitarlo per lo sfondo su cui è collocato, una scogliera superba piena di gabbiani e del loro guano. Si chiama Dunottar Castle, e non avendolo visitato non saprei dirvi molto di più, eccetto che dopo Eilean Donan è uno di quelli più diffusi su volantini, depliant e cartoline. Sicuramente lo visiterò nel mio prossimo viaggio, devo ammettere che è davvero magnifico. La vista che si gode dall’alto della rupe è mozzafiato: la baia è dal fondale basso e l’acqua è di un colore cristallino che nulla ha da inviare a quello delle acque caraibiche, e poi c’è il valore aggiunto del castello che rende il tutto molto più magico e pittoresco.
   Qui si può facilmente capire come sia possibile che montagne un tempo alte quanto l’ Himalaya adesso siano paragonabili a colline o mantanozzi nostrani: tutte quelle rocce che sembrano costantemente rotolare sul declivio sono pezzi delle cime costantemente flagellate dal vento, che non smettono mai di livellarsi ed abbassarsi. In effetti nelle Highlands sono poche le occasioni per vedere picchi aguzzi e innevati come quelli alpini, le montagne hanno forme smussate e d’estate le nevi non resistono al caldo. D’inverno però…i numerosi impianti sciistici testimoniano l’importanza degli sport invernali.
Le foreste scozzesi sono per me ancora un mistero. Sembrano quasi tutti artificiali, e in effetti lo sono, piantate da mano umana in quadrati di terreno prestabiliti. Quelle più grandi hanno rettangoli sparsi di vegetazione abbattuta, e di quando in quando si trovano quadrati semi-perfetti di foreste ripiantate in brughiere desolate.  Il legno non sembra gran ché, i tronchi sono sottili e oltremodo nodosi. L’ipotesi che avevo fatto è che il terreno acido (tipico delle brughiere) non permetta una lunga durata di vita delle piante che per questo muoiono velocemente e devono essere perciò abbattute e ripiantate. In effetti ho notato che molte piante erano in salute solo nella parte più alta, ma questo valeva anche in aree senza traccia di brughiera, e allo stesso modo nelle brughiere ho visto piante enormi, con sicuramente molti decenni alle spalle, e con rami rigogliosi anche in basso. Il mistero ve lo svelerò tra poco, ma prima voglio mostrarvi in una foto quello che intendo:

 Ecco un esempio di quello che dicevo poco fa…Vedete come sono brulle le montagne? E poi improvvisamente si vede una macchia abbastanza disegnata di pini, che sembra un fantasmino di Pac Man. Chiaramente piantata E perché? E perché non c’è ombra di vegetazione d’alto fusto per centinaia e centinaia di metri sulla medesima montagna?

  Ho dovuto cercare un po’ per scoprirlo, e apparentemente, millenni fa, l’intera Scozia era

completamente forestata, fino a che si è iniziato a deforestare selvaggiamente per i pascoli e per il legname, a causa del clima e del terreno, quest’ultimo non è più riuscito a rigenerarsi e si è inacidito trattenendo detriti e vegetali in putrefazione. Dopo un ciclo di una trentina d’anni, la brughiera muore e crea le condizioni necessarie all’insediamento di specie pioniere, come lo Scots Pine, o pino silvestre. Le specie pioniere sono le piante che per prime colonizzano un nuovo territorio perché più facilmente adattabili a condizione poco favorevoli. Con questo sistema, quasi tutta la Scozia sarebbe oggi riforestata. Il problema è che nei secoli molte specie si sono adattate alla brughiera, come l’aquila reale che ha bisogno di ampi spazi in cui cacciare (nella foresta non vedrebbe attraverso il fogliame dato che non è dotata di vista a raggi x. Per preservare le specie di foresta e di brughiera, è necessario un controllo dell’habitat che deve tenere conto di un equilibri importante. Per questo, fazzoletti di brughiera vengono periodicamente bruciati, così che il ciclo debba ricominciare da capo e non si arrivi alla crescita di foreste laddove è necessario mantenere la brughiera. Le zone forestali, dal canto loro, sono minacciate da alcune specie animali, incluse le pecore, che brucano gli alberelli appena spuntati impedendo loro di svilupparsi. Quando viene selezionata una zona per il rimboschimento, essa viene recintata perché il numero spropositato di cervi (che non hanno nemici naturali oltre all’uomo, in Scozia) impedirebbe la crescita delle piante.
In ogni caso, in quella macchia di vegetazione in basso a destra (da cui proviene il sentiero) si trova il glen Clova hotel, un edificio delizioso bianco con i tetti a punta e dove hanno il wi-fi. Si vede chiaramente il cambiamento quasi drastico nella vegetazione, e che diventa ancora più evidente se si sale ancora.

Questo paesaggio è quasi lunare, saliti sulla montagna che fiancheggia Glen Clova per arrivare a Loch Brandy. Si vedono timide macchioline di ghiaccio sulle cime, ma la temperatura, considerando il mese, era tollerabilissima, giornata soleggiata, tiepida, sebbene molto ventosa. Se non si è freddolosi bastano una maglia e all’occorrenza una giacchetta. Mi sono stupito parecchio, perché in Italia, quando me n’ero andato, faceva molto più freddo. Il fatto è che essendo il clima della pianura Padana quello cosiddetto “continentale”, è molto più soggetto agli estremi. Nelle pianure scozzesi, grazie all’influenza dell’oceano e della corrente del Golfo, non fa mai così freddo come nella pianura padana, dove non è difficile raggiungere i -10° in certi periodi. D’estate invece non c’è quasi mai il caldo torrido tipico invece della mia zona. Le stagioni sono più delle convenzioni da calendario che vere e proprie fasi climatiche.

  Questo è il lago, (mai dire lake con gli scozzesi, si infuriano quasi li avessi insultati: dite sempre loch!) per raggiungere la riva ho dovuto saltellare tra sterpi e pozze e cercare disperatamente un angolo roccioso che fosse asciutto. Ne è valsa la pena.
L’acqua è pulitissima e si vedono i gabbiani spiccare il volo. Per i più iperattivi il sentiero prosegue fin sopra la montagna sull’altra sponda e circonda il bacino per ricongiungersi nuovamente col sentiero della salita. Il momento ideale per salire è tra la tarda primavera e l’estate, non ne ho la certezza ma sono convinto che in inverno il percorso sia impraticabile a meno che non si disponga di un’attrezzatura professionale.

Con questa ultima veduta del lago concludo il resoconto sul mio terzo viaggio in terra scozzese.  Spero davvero che le mie foto e le mie parole possano stimolare il vostro interesse per questo paese di sogno e per la sua cultura particolarissima e minacciata dalla normalizzazione sul modello inglese.


Un commento Aggiungi il tuo

  1. silvia.paperblog ha detto:

    Buongiorno Roberto, Ti contatto tramite commento perché non ho trovato nessun altro modo per farlo. Vorrei farti conoscere il servizio Paperblog, http://it.paperblog.com che ha la missione di individuare e valorizzare i migliori blog della rete. I tuoi articoli mi sembrano adatti a figurare tra le pagine del nostro magazine e mi piacerebbe che tu entrassi a far parte dei nostri autori. Sperando di averti incuriosito, ti invito a contattarmi per ulteriori chiarimenti, Silvia silvia [at] paperblog.com Responsabile Comunicazione Paperblog Italia http://it.paperblog.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...