Na h-Eileanan Siar

   Un giorno plumbeo che minaccia temporali…mentre aspetto l’inizio dell’università, che sarà anticipato da un esame che dovrò dare tra undici giorni. Proprio in questi giorni fantastico spesso sulla prossima estate. Se sarò ancora in pari con gli esami e non avrò nessun grave impedimento, passerò l’intero mese di agosto in Scozia, con l’intento preciso di fare una capatina di qualche giorno nelle Ebridi esterne. Ovvero le isole che formano l’arcipelago nord-occidentale al largo delle coste scozzesi.
  Queste isole vengono denominate Outer Hebrides, Western Isles e, in lingua locale, Na h-Eileanan Siar, separate dalle Ebridi Interne, di cui fa parte la famosa isola di Sky, dal mare delle Ebridi e dai due stretti chimati The Minch e The Little Minch.
   La storia di queste isole è alquanto tormentata, occupate fin dal mesolitico, vengono menzionate da Diodoro Siculo, che parla di un’isola chiamata Hyperborea, dove si troverebbe un tempio circolare dal quale apparirebbe la luna a breve distanza dalla terra ogni 19 anni. Potrebbe essere un riferimento al cerchio di Calanais del quale parlerò più avanti.

Nel periodo celtico le isole furono controllate dai pitti anche fino al periodo di espansione del regno gaelico di Dalriada, che si estendeva dal nord dell’Irlanda alle Ebridi interne.Nel VIII secolo iniziarono le invasioni dei Vichinghi provenienti dalla Norvegia, e queste isole vennero da allora chiamate dai Gaeli Innse-Gall, ovvero le Isole degli Stranieri. Intorno al 875, gli jarl norvegesi, piccoli potenti locali, giunsero sulle isole per sfuggire alla perdita della loro indipendenza causata dal processo di unificazione voluto da re Harald Bellachioma, tuttavia il re norvegese conquistò sia le Isole Ebridi così come l’Isola di Man, le Shetland e le Orcadi. L’anno successivo,gli isolani Gaelici e Norvegesi, si ribellarono a questo nuovo dominio. Harald inviò suo cugino Ketil Nasopiatto per sedare la rivolta, ma egli si autoproclamò Re delle Isole. Fu così che la Scozia e la Norvegia continuarono a contendersi il controllo della regione. Gradualmente gli jarl vennero sostituiti dai capi clan di stirpe gaelica.

Il titolo di signore delle isole, di cui si fregiarono i più potenti capi clan nel corso dei secoli, come i Mac Leod o i Mac Donald, viene oggi destinato all’erede al trono del Regno Unito, che correntemente è Carlo, principe di Galles.
Sono stato sull’isola di Skye l’anno scorso ma era soltanto la tappa di un tour de force che non mi ha concesso troppi spazi per visite approfondite. L’anno prossimo invece voglio concentrarmi sull’isola di Lewis/Harris. La meta più popolare dell’arcipelago. Causa spesso confusione per chi la trova sulle cartine perché è divisa in due parti ciascuna avente un nome specifico, Lewis e Harris appunto, che vengono spesso trattate quasi come fossero entità geografiche autonome, e non esiste un nome singolo che identifichi l’intera isola.
   Va da sé che non sono la meta turistica ideale per gli amanti dei carnai umani come Rimini o la Costa azzurra. Sono isole remote, in cui i servizi sono scarsi e concentrati in pochi centri spesso molto distanti fra loro. Esiste una sola cittadina, Stornoway (Steòrnabhagh in gaelico), che raggiunge i 9000 abitanti, e alla quale sono collegati i principali trasporti per e dall’arcipelago, ovvero i traghetti e gli aerei.

  Una delle caratteristiche che rendono le Ebridi esterne così affascinanti è il fatto che esse sono la zona con la più alta percentuale di parlanti gaelico in tutta la Scozia, con punte in alcune zone che toccano il 75%. Ma niente paura, gli unici monolingue, sempre se esistono, sono persone molto anziane o bambini in età pre-scolare. Il resto della popolazione parla anche inglese.

   Ho già detto prima che non sono la meta adatta per gli amanti di movida e beach volley, in effetti in molti paesi si rispetta il giorno di riposo religioso per cui non troverete nessuno in giro la domenica né tanto meno un negozio aperto.  Io personalmente da bambino sono sempre stato trascinato dai miei in località turistiche marittime, dalla costa romagnola, a quella ligure, fino alla calabria, e salvo rarissime eccezioni ho sempre trovato gente urlante, bambini che ti prendono a pallonate, sabbia che si solleva in nuvole che ti soverchiano, musiche rintronanti idiote ripetute alla nausea, gente che urla mentre fa aqua-gym, massaggiatori di dubbi professionalità che ti rompono ogni minuto, vicini d’ombrellone pedanti che ti insultano perché l’angolo della tua salvietta entra di un centimetro nel metro quadrato che hanno pagato per prezzi esosi. Io all’epoca leggevo topolino ed ero un fanatico delle giovani marmotte, avevo comprato i manuali e sognavo di andare a fare trekking, ma salvo qualche gitarella nei week-end tanto per farmi tacere, non ho mai avuto le vacanze che sognavo, ovvero immerso nella natura, con il silenzio e la bellezza dei paesaggi che ti tolgono il fiato. Dal mare ci tornavo più stressato di quando ero arrivato, e mi scuso se qualcuno si offenderà, ma dal punto di vista paesaggistico non mi sento proprio di paragonare una distesa d’acqua piatta alla grandiosità delle vallate, delle foreste, delle colline e delle lande. La bellezza del mare l’ho trovata nelle scogliere e nelle isole, non certo nell’acqua salmastra e nelle spiagge organizzate che ormai la fanno da padrone sulle nostre coste. Il mare delle Ebridi, per esempio, dalle foto che da secoli guardo su internet e sui libri, sembra davvero qualcosa di unico. Spiagge desolate di sabbia fine che ricorda le coste dei Caraibi (dubito che la temperatura faccia lo stesso), scogliere imponenti popolate da uccelli colorati e isole disabitate e selvagge. Sì, si può sentire la solitudine, ma è il giusto prezzo per non vedere i baracchini dei gelati algida e non sentire i soliti tormentoni.

 Il punto di interesse più famoso dell’isola di Lewis è sicuramente il cerchio di pietre di Callanish (Calanais in gaelico), vicino all’omonimo villaggio. Da alcuni definito la Stonehenge della Scozia, questo cerchio di pietre sarebbe, secondo una leggenda popolare, un gruppo di giganti pietrificati per aver rifiutato di convertirsi al cristianesimo.

Harris è invece famosa per il suo pregiatissimo tweed, il cui colore viene dato dalla lavorazione di un lichene locale che gli conferisce una colorazione unica e inconfondibile.

Qui sotto invece potete vedere il tartan tradizionale associato ad Harris:


Nell’arcipelago della Ebridi esterne si trova anche un altro gruppo di isole, un altro arcipelago. Per nulla famoso ma assolutamente unico: St Kilda, (Hiort in gaelico), Gruppo di isole piccolissime al largo in pieno oceano atlantico del nord. Questo arcipelago è stato abitato per millenni da una comunità gaelica i cui contatti col mondo esterno, a causa delle difficoltà nelle comunicazioni dovuta al totale isolamento geografico, erano quasi assenti. Le isole non presentano vegetazione d’alto fusto, e la vita degli isolani era una lotta per la sopravvivenza: la pesca era impossibile, le acque oceaniche sono troppo pericolose, per cui al dieta era basata su uccelli marini e le loro uova, unita all’allevamento di alcuni capi di bestiame, posizionati su un’altra isola dell’arcipelago, dal che se ne deduce l’assoluta difficoltà di sopravvivere che questa gente doveva affrontare.

La cosa strana che emerge da questo contesto drammatico e tragico, è che i resoconti degli esploratori inglesi dipingono una società felice. Il numero di isolani non ha mai superato di troppe decine il numero di 100, e la società era senza classi; tutti potevano dire la loro nell’assemblea quotidiana e i crimini erano assenti.
   Durante la guerra gli isolani mandarono richieste di aiuto in piccoli contenitori galleggianti, uno di questi raggiunse le coste norvegesi!
Agli inizi del ‘900 una trentina di giovani se ne andarono in America alla ricerca di fortuna e la popolazione dopo questo ammanco non si è più ripresa. A seguito dell’aumento dei contatti con l’esterno che hanno mostrato agli isolani l’esistenza di alternative alla vita di privazioni a cui erano abituati da millenni, l’intera popolazione è stata evacuata dopo al guerra e oggi l’arcipelago è disabitato.
   Ovviamente un luogo così remoto e drammatico non poteva non toccare la mia curiosità per cui mi sono informato e ho scoperto che raggiungerlo, oceano permettendo, non è nemmeno tanto difficile, eccetto che per il prezzo di 190£. D’accordo, non è affatto eccessivo, ma sono pur sempre uno studente squattrinato! Esiste una compagnia, chiamata Kilda Cruises, che offre gite di un giorno sull’isola di Hirta, ovvero l’isola principale dove risiedeva la comunità. La partenza è da Harris. All’arrivo viene consegnata una mappa e i turisti hanno il tempo di  girare a piacere per l’isola. I bambini sono altamente sconsigliati. I cammini non sono agevoli e le distrazioni sono nulle: perderebbero la calma in pochi minuti. A chi fosse interessato QUI potete trovare la pagina per prenotare il viaggio in traghetto.

   Naturalmente le Ebridi esterne non si riducono a Lewis e Harris e St Kilda,  e oltre alle scontate North Uist, Benbecula, South Uist e Barra, ci sono centinaia e centinaia di altre isole più piccole, abitate e non, che meritano l’attenzione degli appassionati.

Non dimentichiamo poi, per i linguisti o gli appassionati, l’imperdibile occasione di far pratica con il gaelico di  Scozia!

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