Leabhar nan Litrichean

     Mi è arrivata pochi giorni fa per posta ordinaria -miracolo!- una cosa che avevo ordinato un paio di settimane fa. Mi sono abbastanza stupito, le cose che ho ordinato dalla Norvegia ci hanno messo più di un mese ad arrivare, per questa è bastato molto meno, e il pacco mi è stato recapitato da Inverness, o Inbhir Nis in gaelico scozzese che di questo post è il tema principale (per chi conosce l’IPA qui c’è la pronuncia del gaelico: [iɲɪɾʲˈniʃ]).

   Per farla breve, ho ordinato un libro da un’associazione chiamata Clì Gàidhlig (credo significhi “la forza del gaelico” o qualcosa di simile), che si occupa di supportare coloro i quali vogliano studiare la lingua gaelica scozzese, e di incoraggiarne l’apprendimento. Ho trovato il loro sito, che potete raggiungere cliccando qui, in una lista di siti consigliati per l’apprendimento sul sito mygaelic.com, community online per lo studio del gaelico che potete trovare anche nei collegamenti della barra laterale del blog. 

    La cosa meravigliosa di questo libro è che nonostante sia in vendita anche altrove in internet, ad esempio su Amazon, per 10/12 £, il Clì Gàidhlig lo spedisce gratuitamente. per l’Europa è prevista una spesa di spedizione di 7£..in ogni caso è molto meno di quello che si spenderebbe acquistandolo altrove. 
 Esso consiste in una raccolta antologica di “litrichean”, ovvero di lettere, comparse nel canale della BBC in lingua gaelica scozzese, BBC Alba, che potete ascoltare tranquillamente dal vostro computer.
Queste lettere, numerosissime, sono dedicate ad argomenti specifici e la maggior parte di loro tratta argomenti inerenti il folklore, la lingue e la cultura gaelica. Va detto che se non conoscete già il gaelico sono completamente inutili per la lettura. Ma dal momento che io stesso non conosco la lingua gaelica ad un punto tale da poter leggere, per quale motivo mi sono fatto spedire questo libro? Be’, non vi ho ancora detto che con quello mi è arrivato anche il DVD audio, con la lettura di ogni testo, e questo è il motivo principale per cui mi sono fatto spedire tale materiale.
Diciamocelo francamente, imparare la pronuncia e l’ortografia gaeliche è un’impresa davvero sovrumana, le regole sono talmente tante che non vale neanche la pena studiarsele, o per lo meno io ho dovuto lasciar perdere. Penso che sia molto utile abituare occhi e orecchie leggendo  mentre ascolto il DVD, così da automatizzare, col tempo, il riconoscimento di segni e parole. Per questa ragione vi consiglio caldamente di farvelo spedire, per quello che vale 7£ di spedizione non sono davvero niente. E’ un volume curatissimo, con segnate a margine espressioni idiomatiche o frasi fatte, condito con notizie e curiosità sulle questioni emerse nelle lettere. Un gioiello prezioso e utile per i folli che amano le culture celtiche.
   Per chi si domanda “cosa c’è di così complicato nella lingua gaelica?”, risponderò con una frase in gaelico: Madainn mhath a Alba. Una frase semplice, significa “Buongiorno, Scozia!”. Ebbene la pronuncia di questa frase è, più o meno, “Màtin va, ə àlapə” (le due ə andrebbero lette come schwa, ovvero come le finali delle parole napoletane: “la pizza -> a pizzə”). In gaelico è successo, come del resto succede in tutte le lingue, che il modo di pronunciare le parole nei secoli è cambiato, ma i gaeli, come del resto anche gli inglesi i francesi e gli italiani, sono andati avanti a scrivere come sempre, col risultato che pronuncia e ortografia si sono allontanate sempre di più. Ora voi direte: “eh ma in italiano si scrive come si legge”. Non proprio. E da qui vorrei partire per spiegarvi come è possibile che in gaelico ogni consonante abbia due pronunce distinte a seconda delle vocali che la circondano -sì, avete letto bene- e come mai le consonanti possano essere “leni” ed avere, anche in questo caso, due pronunce a seconda del contesto fonetico in cui si inseriscono.
    Vi siete mai chiesti come mai in italiano le lettere c e g suonino diversamente davanti ad i ed e rispetto al suono che hanno davanti ad a,o ed u? Quelli che hanno fatto latino sapranno che il nome latino di Cicerone era Cicero, e tutti noi lo pronunciamo come in italiano. Stessa cosa dicasi per il cielo. Cœlum ci insegnano a pronunciarlo “celum”, perché il dittongo œ si legge e, e ci insegnano che davanti a e la c suona come in ciao! e non come in cane. Va bene…ma perché? Non potevano trovare due lettere diverse e usare sempre quelle senza inventare, in italiano, questa regola stupida dell’h per fare k davanti a i e ad e e della i per fare c (di ciao) davanti ad a, o ed u?
   Per i latinisti che non lo sapevano, Cicero e cœlum, in latino classico si leggevano Chichero e co-e-lum. Perché la pronuncia allora è cambiata? Be’, la lingua è una struttura vivente, sta dentro di noi, e come noi ci evolviamo essa si evolve, e come i nostri geni si mescolano formando ibridi e combinazioni strane, così accade per i suoni, che nelle lingue tendono ad influenzarsi a vicenda. Pensate a tutte le consonanti latine che sono andate a formare le doppie italiane, come fructus/frutto, secondo il processo di assimilazione.
Nel caso della c dura che è diventata c di ciao davanti ad e e ad i in italiano, è successo qualcosa di simile. Provate a pronunciare la i e la e…vi accorgerete, con un po’ di buona volontà, che escono dalla parte alta ed esterna della bocca, contrariamente alla a che esce dalla parte bassa, e dalla o e dalla u che si generano nella parte posteriore della cavità orale. La c di casa, viene articolata con il velo palatino, difatti viene definita velare. Il velo si abbassa, blocca l’aria, e la libera con uno scatto, per questo viene definita, in linguistica occlusiva. Ora, essendo i suoni i ed e, come detto, prodotte nella parte anteriore della bocca, il loro luogo di articolazione ha influenzato la c che piano piano si è spostata avanti verso il palato duro, diventando la c di ciao. I latini, però, sono andati avanti a scrivere come han sempre fatto, così che quella che prima era una grafia coerente è diventata una grafia fatta di “regole”, che ha influenzato anche quella italiana.
   Perché vi dico tutto questo? Perché dovreste provare ad immaginarvi se questa cosa fosse successa per TUTTE le consonanti italiane…vi sembra un macello? Il gaelico è così! Sono costretti a scrivere una miriade di vocali inutili, che non vengono pronunciate tra l’altro, perché se non lo facessero spesso e volentieri si troverebbero a confondere parole identiche, che si distinguono proprio per la qualità di queste consonanti   segnalata nella grafia dalla presenza delle vocali adiacenti. Un ca? Siamo solo all’inizio. In determinati contesti fonetici le consonanti cadono vittima di un fenomeno chiamato lenizione, che nella grafia viene segnalato dall’aggiunta di una h. Per spiegarvi cosa sia la lenizione ricorrerò al dialetto toscano che conosciamo tutti bene. Tra due consonanti, in toscano, alcune lettere si pronunciano diversamente: La porta diventa la phorta, lato diventa latho (col th inglese) le cose diventano le hose, la cucina diventa la cuscina, i giorni diventnoa i jorni etc…C’è poco da fare (anzi, come direbbe un toscano, cc’è ppoco da ffare XD) è così e basta. Tenete conto che in gaelico le consonanti leni hanno valore distintivo, per esempio il vocativo si segnala con la lenizione iniziale. (Catriòna -Caterina-, diventa a Chatriona al vocativo, dove ch- sta per il ch tedesco di Bach). Inoltre anche le consonanti leni hanno due pronunce a seconda delle vocali vicine che le influenzano. Moltissime di loro scompaiono nella nebbia…ma rimangono lì nella forma scritta! 
Gàidhlig si pronuncia Gaalik (è sì, la g ha perso sonorità)
Gàidheal si pronuncia Gheəl/Keəl…vedete che in entrambe le parole il dh è scomparso nella pronuncia.
Le persone che non hanno studiato linguistica fanno sempre fatica a farsene una ragione, ma è sempre stato così: le lingue non hanno mai una corrispondenza perfetta tra parlato e scritto e noi non possiamo permetterci di rivoluzionare le norme ortografiche ogni volta che una nuova pronuncia entra nell’uso…perché dovremmo ristampare quasi mille anni di letteratura (e a volte anche di più) per far sì che le nuove generazioni riescano a leggere senza impazzire. Gli inglesi però, a differenza di quanto comunemente si crede, fanno spesso dei tentativi spasmodici di adattare l’ortografia alla pronuncia. Sappiate che una volta shop si scriveva shoppe, e analogamente i testi più datati pullulano di e mute in fine parola che oggi sono state abbandonate. Ma per far sì che il processo non sia traumatico è necessario apportare piccole modifiche in modo graduale.
Per tornare al gaelico, signori, se siete innamorati passate sopra tutto: io continuerò a tentare nei miei momenti liberi sperando un giorno di poterlo studiare in una scuola o in un’università e mi auguro davvero di poter meglio conoscere sia la lingua sia la tradizione millenaria che si porta sulle spalle. Si vive una volta sola e un’altra occasione per vivere questa cultura non l’avrò. La mia vocazione è quella di imparare tutto ciò che cattura la mia attenzione, e se non lo facessi sarei soltanto un fallito infelice. Non seguite il mio esempio, andate a studiare economia, fatevi una famiglia, crescete bene i figli e andate in vacanza a Saint Tropez, io non sarei mai felice così facendo, e stupido o non stupido preferisco essere felice in ogni caso.

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