Ancora Leòdhas! L’isola di Lewis…e dei miei sogni.

Cos’avrà di speciale quest’isola che non riesco a togliermi dalla testa? Come ho raccontato in un post precedente, le Ebridi esterne hanno catturato la mia attenzione quando ho iniziato a navigare su Google earth. Da allora l’interesse è solo cresciuto, anche perché più scopro, più mi accorgo di quanto ci sia da scoprire! Intanto il paesaggio, che mi apre squarci profondi nell’anima e mi fa capire veramente cosa fosse il sublime per i romantici, non cessa mai la fame dei miei occhi. Durante la mia visita, più viste e panorami trangugiavo, più ne volevo vedere. La sua forma è davvero strana, ricorda la panna spruzzata su un cono, e guardandola dal cielo appare veramente come un posto lontano, perso in qualche sogno o in qualche racconto del passato. Trovarvici, su quest’isola ai confini dell’Europa, è una sensazione irripetibile. Non mi stancherò mai di ricordare quanto poco sia adatta a persone abituate a vacanze in spiaggia con la combriccola che cercano la discoteca e il mercato di paese. Questo perché le Ebridi sono un mondo lontano, una porzione di realtà sospesa tra due dimensioni: il passato e il presente. Chi è che respira il passato passeggiando per le vie di Milano? La modernità ha fatto irruzione, e le vestigia del passato sono schiacciate e raccolte. Nelle nostre città il passato lo si afferra, forse, in qualche angolo particolare, ma il nostro territorio così umanizzato sembra quasi aver dimenticato e seppellito ogni traccia del passato. Se nella cittadina di Stornoway e nelle Ebridi la modernità si afferra nei supermercati, nella banda larga e nei prodotti indiani, italiani e messicani che arrivano fino qui, una volta che ci si trova nello spazio aperto delle torbiere e dei laghi ci si sente intrappolati in una dimensione mistica. Sembra tutto lontano e rarefatto: la propria vita, il resto del mondo…

   Le leggende del folklore della mia regione sono meno convincenti delle fiabe dei fratelli Grimm. Nel medioevo si raccontava di un drago che viveva nelle paludi che formavano il lago Gerundo tra Cremona e Lodi, e la leggenda non ha perso fascino tanto perché il lago sia scomparso con le bonifiche, ma piuttosto perché non c’è spazio per le leggende in un territorio oppresso da case, strade larghe e fili della corrente a perdita d’occhio. Poi le persone si rintanano nella tecnologia e chi s’è visto s’è visto. Qui nelle Ebridi la modernità è solo qualcosa che porta comodità, non una ragione di vita. Le leggende e le superstizioni sono sopravvissute più che altrove. Parlano di folletti, di veggenti, di streghe, di sirene e creature che popolano i laghi e le brughiere. Non ci sono. Lo sappiamo bene che non esistono, però si sentono. Eccome. Sembra quasi di vederli, quando ci si sofferma ad osservare i paesaggi.

Se a qualcuno interessasse il folklore (io per quello di matrice celtica ho una monomania), gli consiglierei senz’altro questo volume: uscito da poco i edizione economica a 9.99£, è un bel mattone comprendente una completissima raccolta di leggende e tradizioni locali scozzesi divise per area. Le Ebridi esterne non sono che una parte di questo corposo testo. Fateci un pensierino!

    Quello che non riesco a enfatizzare abbastanza è come sia proprio il paesaggio che sembra impregnato di magia. Eppure sono sicuro che molte persone lo troverebbero solo deprimente. Io vivo in città, e durante la giornata sono a Milano per studio, quindi i posti remoti e desolati sono quasi un “must” perché io possa ricaricarmi le pile, e Quest’isola sembra davvero il posto perfetto. Intanto presenta la peculiarità di non avere un nome che la designi nella sua interezza, infatti la parte settentrionale, quella più grande, è detta Leòdhas ( [ʎɔː.əs̪si pronuncia più o meno “gliòoes” in italiano) oppure Lewis in inglese, mentre la parte meridionale si chiama na Hearadh (  [nə ˈhɛɾəɣ]  è grossomodo “na hèregh, col -gh- aspirato come un -ch tedesco). Insieme, queste due parti costituenti una singola entità geografica, vengono dette Leòdhas agus na Hearadh, o Lewis & Harris. Questo è dovuto a vicende storiche di contrapposizione tra fazioni del clan McLeod (/ˌklæn mɨˈklaʊd/ che si pronuncerebbe Mac laud ) che occupavano rispettivamente il nord e il sud dell’isola. Prima dell’ascesa al potere degli Stuart (da cui discese Maria Stuarda) le due famiglie che si contendevano il potere sulla Scozia erano due, e la loro lotta cambio per sempre il volto della nazione. Gli Stuart erano una famiglia nobiliare di lingua scoto-inglese, e si trovavano a rivaleggiare con un potentissimo clan di lingua gaelica che aveva instaurato una potentissima signoria nel nord e nelle isole, i MacDonald. La signoria delle isole, o Lordship of the isles, era così potente che intratteneva relazioni con gli altri stati europei senza doverne rendere conto alla famiglia reale. La sconfitta dei McDonald e l’ascesa degli Stuart segnò l’inizio dell’inesorabile declino del gaelico che era sempre stato più diffuso dello scozzese, o per lo meno con lo stesso numero di parlanti. La signoria delle isole emerse come una commistione di cultura gaelica e vichinga, da quando le isole scozzesi vennero cedute alla Scozia nel 1098 dopo un lungo periodo di dominazione norvegese. Durante il XV secolo, il McDonald allora signore delle isole strinse un’alleanza con il re d’Inghilterra che l’avrebbe aiutato a eliminare gli Stuart e diventare re di Scozia. A causa dello scoppio della guerra delle due rose l’Inghilterra non poté tener fede al patto, e una volta che gli Stuart scoprirono il tradimento sconfissero i McDonald e conferirono il titolo di signore delle isole ai loro rampolli. Tutt’ora il pretendente al trono del regno unito, tra i suoi innumerevoli titoli, detiene quello di signore delle isole. La signoria, ai tempi della corona norvegese, comprendeva tutti gli arcipelaghi scozzesi, Ebridi, Orcadi e Shetland, e l’isola di Man, più a sud. La Roccaforte dei McDonald, ai tempi della rivalità con gli Stewart, era no però proprio nelle Ebridi. 
   Noi a scuola studiamo soprattutto la storia europea che ha avuto ricadute sull’Italia, e la Scozia rimane sempre un po’ in ombra, tant’è che molti sono convinti che essa sia solo una regione dell’Inghilterra o qualcosa di molto simile. Be’, non è così. La densità di vicende storiche in questo paese è fortissima, e non adeguatamente conosciuta. Tutti conoscono la rivoluzione francese o la guerra delle due rose, poi si imbattono in Mary Stuart quando studiano l’Inghilterra di Elisabetta I e questa figura sembra cadere dal nulla. In effetti la famiglia Stuart era ben più consolidata e riconosciuta a livello europeo, rispetto a quella inglese. Molto più prestigiosa e antica.
    Tornando alle nostre isole, che per l’assenza di palazzi, borghi e città con cappelle affrescate e cinte murarie sembrano niente affatto meritevoli l’interesse storico di alcuno, va detto che qui i siti archeologici abbondano in maniera considerevole. Noi siamo abituati a vedere interesse storico davanti alla grandeur di edifici possenti e ben conservati, ricchi e carichi, che mostrano maestria e finezza, oltre che maestosità. I ruderi di un castello britannico ci sembrano miserrimi, perché noi vogliamo vedere un castello intatto con mura bastioni e compagnia bella, ma nella mia esperienza di visitatore di castelli, ho notato che si trova molto più piacere in un sito meno conservato che lascia la fantasia libera di riempire gli spazi delle mura crollate. Senza menzionare le Orcadi e le Shetland, che sono una pletora di siti e scavi archeologici, nelle Ebridi si trovano resti di civiltà da quella neolitica a quella vichinga, da quella celtica a quella cristiana. Il cuore pulsante del cristianesimo nel periodo alto-medievale, era appunto la chiesa celtica. Mentre il resto d’Europa pensava a guerre e consolidamenti di potere, nei monasteri celtici fioriva la cultura, e venivano preservati patrimonio letterari inestimabili. Un isoletta delle Ebridi interne, Iona (pronunciato, Aiona), un fazzolettino di terra nel vasto mare, era diventato il centro culturale più attivo dell’intera Europa cristiana, e il fondatore del monastero, San Colombano (Saint Columba), sparse il seme della cultura per tutto il continente, fino in Italia, dove fondò il bellissimo monastero di Bobbio, un paesino nell’Appennino emiliano che vi consiglio caldamente di visitare. Lungi dall’essere state una terra di confine, dimenticata e abbandonata a sé stessa, le isole scozzesi sono uno dei pochi patrimoni ambientali europei rimasti intatti. Niente alberghi pacchiani, niente turisti chiassoni e invadenti, niente tormentoni estivi sparati a ripetizione tutto il giorno, niente venditori e massaggiatori ambulanti. Soltanto una bellezza drammatica e sconfinata, e una storia magica che sussurra senza troppo clamore, sparsa qua e là tra laghi, colline e brughiere sconfinate. 
    Lasciate perdere Cannes e Formentera per una volta, e rischiate di trovare veramente un bel posto per le vacanze, visitate le isole occidentali scozzesi!
     
 Se qualcuno di voi fosse interessato, vi suggerisco due testi storici molto ben fatti, ovviamente in inglese, sull’isola di Lewis e Harris: il primo Lewis in History and Legend – The west coast, si sofferma sulla storia della costa atlantica di Lewis, che è la più ricca storicamente parlando, ed è un libro abbastanza grande, stampato con buona carta e ricco di illustrazioni. L’altro, Lewis and Harris, History and Pre-History offre una panoramica più generale sulla storia dell’intera isola di Lewis e Harris, è molto economico e lo si trova facilmente online, nonché in tutte le librerie delle Ebridi!

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