Gàidhlig Albanach! – Introduzione al gaelico scozzese

  Finalmente ho dato l’ultimo esame previsto per questa sessione e posso dedicarmi ad un post che volevo scrivere da molto tempo: una primissima introduzione al gaelico.
Anche se molti di voi sapranno già la maggior parte di queste cose, voglio azzardarmi a cominciare dai fondamentali per essere il più completo ed esaustivo possibile. Non mi limiterò a copiare qualche frase con relativa traduzione ma voglio arricchire il tutto con informazioni linguistiche e storiche, che credo siano di non poco aiuto quando si vuole imparare una lingua. A scuola ci insegnano che la grammatica “è così”, ma mai ci spiegano “perché è così”, col risultato che a quanti non hanno l’interesse necessario per andare a controllare, le lingue risultano astratte, arbitrarie e senza senso. Non che non capiti mai che lo siano, succede spesso, ma la maggior parte delle volte ci sono ragioni semplici, logiche e coerenti dietro a certe stranezze grammaticali, e penso che sia utile sentirsele spiegate. Specialmente ai fini della comprensione generale dei meccanismi profondi su cui una lingua è basata.
Perché uno dovrebbe impararsi il gaelico? 
   Mi capita spesso di discutere sull’utilità dello studiare qualsiasi lingua che non offra utilità pratiche in campo commerciale. Onestamente, se per voi l’unica ragione per imparare una lingua è quella di lavorare per aziende con la funzione di traduttori di lettere commerciali, buttatevi sul cinese o sul russo e lasciate perdere le lingue europee. Ma se per voi conoscere una lingua significa accorciare la distanza tra voi e una cultura che amate, allora dateci dentro e non badate all’utilità pratica. Io, da studente di lingue senza un soldo in tasca, fuggo dall’idea di studiare una lingua per scopi commerciali e lavorativi. L’idea di lavorare in un ufficio e tradurre comunicazioni inerenti lo smercio di legname grezzo o bulloni per apparecchiature industriali, sinceramente mi mette una tristezza incredibile, e se possibile vorrei mantenere la mia vita incentrata su ambiti culturali. Non sarò mai ricco, ma non mi ritroverò in terapia a 40 anni per salvarmi dalla depressione derivante dal non trovare un senso nella vita e nei soldi guadagnati.
   Per chi non riesce a schiodarsi dalla mentalità manageriale, conoscere il gaelico fa un’ottima figura, oggigiorno, se volete lavorare in Scozia. La promozione che se ne fa è a tutti i livelli, e ci sono molti più posti lavorativi per gente che abbia un minimo di conoscenze che non persone che effettivamente ne hanno. Per cui, se amate la Scozia come me, fateci un pensierino!
   Resta comunque l’incredibile fascino di una lingua così remota e dall’aspetto magico, sembra uscita dalla bocca di elfi. E imparare una lingua solo perché ci piace come suona non è un’idea bislacca: una prof. di lingua svedese alla mia università ha studiato l’italiano perché le piaceva come suoni e musicalità e voleva a tutti i costi imparare a parlarlo. Seguire il suo esempio non sarebbe male. Dare un seguito alle proprie passioni non è mai una scelta sbagliata, nemmeno quando lo sembra. 
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Introduzione alla lingua Gaelica.

Thig thugainn, thig co-rium gu siar
Gus an cluinn sinn ann canan nam Féinn,
Thig thugainn, thig co-rium gu siar
Gus an cluinn sinn ann canan nan Gàidheal

   Il gaelico scozzese è una lingua appartenente al ramo celtico della famiglia indoeuropea. Gran parte degli studiosi afferma che l’antico gaelico fosse un dialetto dell’irlandese. Esso avrebbe avuto un’evoluzione separata dopo essersi diffuso nell’ovest della Scozia a seguito dell’invasione del Paese da parte degli Scotti provenienti dall’isola verde. Forse grazie anche alla loro più consolidata cristianizzazione, i Gaeli furono capaci di diffondere e affermare la loro cultura a scapito dei nativi, i Pitti, parlanti una lingua celtica-p, che avrebbe lasciato tracce nel Gaelico in particolare nei toponimi e nel lessico. Il Gaelico fu la lingua di gran parte del regno di Scozia (allora Alba) nei secoli successivi alla sua leggendaria creazione a opera del mitico monarca Cináed mac Ailpín (in Gaelico moderno: Coinneach mac Ailpein, o nella forma anglicizzata: Kenneth MacAlpin) che secondo la leggenda avrebbe unito Gaeli e Pitti e sarebbe diventato il primo re degli scozzesi. A seguito della diffusione della cultura anglo-normanna alla corte di Edimburgo, il gaelico perse prestigio in favore dello Scozzese (Scots) variante settentrionale dell’Anglo-sassone, con forti influssi scandinavi. Nel basso medioevo si crea la frattura tra Highlands Gaeliche e Lowlands Anglicizzate che per certi versi sopravvive tutt’ora. La cultura gaelica ha subìto un colpo quasi mortale a seguito delle rivolte giacobite, in particolare dopo la Battaglia di Culloden nel 1746, dopo la quale fu messa in atto una vera e propria politica persecutoria nei confronti della cultura gaelica, per cui furono proibiti anche l’uso del tartan e della cornamusa. A cavallo del XVIII e per tutto il XIX secolo, le Highlands furono anche interessate dal fenomeno delle “Clearances”, per cui interi villaggi e fattorie vennero spopolati e distrutti da avidi proprietari  terrieri con il fine di creare più spazio per il pascolo delle pecore, le persone vennero deportate in massa verso l’America o il Canada. Il tutto con l’appoggio del governo che finanziò la costruzione di strade e infrastrutture per velocizzare le operazioni. 
Nonostante la sua storia turbolenta e, a tratti, tragica, il gaelico non è una lingua estinta -sorte toccata, purtroppo, al Cornico- ma è tutt’ora una lingua parlata a tutti i gradi della società. Gode di un riconoscimento legale, ed è usata dalla istituzioni scozzesi. Diverse università presentano corsi impartiti in gaelico, e si stanno facendo sforzi per potenziare l’insegnamento scolastico fin dal livello elementare. La roccaforte della lingua gaelica sono però le isole occidentali, o Ebridi Esterne, dove si hanno picchi del 75% di parlanti gaelico. Questi, contando anche alcune sacche nelle Highlands e alcune piccole ma nutrite comunità nelle grandi città, ammontano a circa 50.000 unità.

Dal punto di vista prettamente linguistico, il Gaelico fa parte della sottofamiglia del celtico-q, all’interno della più grande famiglia delle lingue celtiche, contrapposta al celtico-p. Le lingue celtiche-q sono Irlandese, Gaelico scozzese e Mannese (parlato sull’isola di man, una piccola entità geografica nel mare tra Inghilterra e Irlanda), mentre le lingue celtiche-p sono Gallese, Cornico (parlato in Cornovaglia), e Bretone. Dove sta la differenza? Detto grossolanamente, le lingue celtiche in generale non presentano la lettera “p” nelle parole di origine indoeuropea che etimologicamente dovrebbero averla, questo si nota particolarmente all’inizio di parola ma accade anche in corpo di parola. Le lingue celtiche-p, tuttavia, hanno subito una mutazione ulteriore per cui i suoni *kw, ereditati dalla fase comune, si sono trasformati in *p, mentre nelle lingue celtiche-q tale suono si è risolto nella semplice *k; per esempio la parola mac (figlio), diventa map in gallese. In ogni caso, se studiamo il gaelico in quanto lingua viva del mondo contemporaneo, questa mutazione non ci interessa poi così tanto.
     A dispetto di ciò, conoscere questa caratteristica delle lingue celtiche – ovvero la perdita della *p indo-europea -, oltre ad essere interessante per chi vuole conoscere la storia delle lingue, potrebbe tornare utile ai fini della comprensione di alcune parole, perché spesso, aggiungendo una ; all’inizio di una parola, il risultato che si ottiene è molto più simile a termini che per noi sono familiari: ad esempio, athair sta per padre (p-athair sarebbe già più riconoscibile), oppure làn  significa pieno (p-làn è molto vicino al latino plenus o al francese plein), mentre un esempio in corpo di parola è caora, traduce pecora (caopra è quasi identico all’italiano capra) o uircean -maiale- (p-uircean ricorda porco).

  La grammatica del gaelico scozzese sembra a prima vista astrusa e lontanissima da quella dell’ italiano, ma nel corso dei decenni, è più volte emersa l’ipotesi per cui la famiglia linguistica italica (da cui discese il latino) e quella celtica fossero due diramazioni di una famiglia ancora più arcaica che le comprendeva entrambe. Insomma per ricercare la parentela delle lingue celtiche e dell’italiano non è necessario salire fino all’indoeuropeo (come nel caso di italiano e tedesco, o di francese e russo) ma ci si può fermare un gradino prima. La ragione sta nel fatto che lingue italiche e celtiche condivido caratteristiche innovative/conservative di lessico e grammatica assenti nelle altre famiglie indoeuropee. Oggi pare che l’ipotesi dell’unità italo-celtica sia caduta nello sfavore della comunità scientifica, ma rimane fuor di dubbio che entrambi i rami linguistici condividano numerose affinità interessanti.
     Ovviamente questo non toglie che risulti quasi impossibile, per un italiano, identificare e comprendere parole celtiche. Le poche che si colgono nell’immediato sono per lo più prestiti latini o inglesi, ma il sistema di scrittura rende difficile comprendere perfino quelli! Essendo il gaelico così differenziato rispetto all’italiano (parliamo di lingue in evoluzione separate da migliaia di anni) molti parlanti di altre famiglie lo troveranno astruso e insensato in molti suoi tratti peculiari. Certe parole o espressioni che noi diamo per scontate, in certe famiglie linguistiche possono essere marginali o non comparire del tutto. Questo dipende dall’evoluzione storica della lingua stessa, che si modella sullo stile di vita e sulla cultura a cui appartiene. Non solo si riscontrano differenze lessicali (per esempio lingue di popolazioni dedite alla guerra avranno moltissime parole in più per descrivere armi e tecniche belliche) ma anche sintattiche, ovvero cosa ha la precedenza nella frase. Soggetto, verbo o oggetto? L’ordine in cui compaiono può essere una spia di un diverso modo di vedere le cose. La presenza di certi tempi verbali segnala diverse concezioni culturali. Vi siete mai chiesti come mai nelle lingue germaniche non esiste una forma di futuro come la intendiamo noi, ma si deve ricorrere a verbi modali, (come will in inglese)? La risposta sta nella concezione culturale dei germani: il destino è già stabilito, esso è al di sopra di tutto, nemmeno gli dei possono sottrarsi, e il futuro dipende da esso e non da noi. L’idea di non poter modificare il futuro e di non poter agire su di esso ha reso le lingue germaniche un grosso problema per i missionari cristiani: il cristianesimo fa largo uso di futuri di vario tipo, e i missionari hanno dovuto inventare forme di futuro per esprimere questi concetti estranei alla cultura germanica, così che è nato l’uso del verbo will, che inizialmente indicava volere, quale ausiliare per il futuro.
  Per tornare al celtico, la prima differenza che salta all’occhio se lo si confronta con le altre lingue europee, è che esso è una lingua VSO, ovvero che l’ordine dei costituenti di una frase è Verbo-Soggetto-Oggetto, mentre nell’italiano è SVO. Le lingue del mondo con questo ordine sono tra le più rare, e questo basta a rendere le lingue celtiche speciali, ma esistono altre caratteristiche che lasciano un po’ senza parole: in gaelico non esiste il verbo avere. Questa caratteristica è piuttosto arcaica, dato che il verbo avere è una comparsa più recente nella storia indo-europea. Non è così strano se pensate che il verbo avere italiano (habeo latino) deriva da una radice indoeuropea che significava dare, *ghabh- (cfr. inglese: to give), mentre il verbo tedesco haben (inglese to have) deriva da una radice, *kap-, che significa prendere (cfr latino capio = prendere afferrare). E allora come fanno le lingue celtiche ad esprimere un concetto di possesso? Vi sembra impossibile senza il verbo avere? Non lo è.  Nel nostro gaelico si ricorre ad una forma del verbo essere, seguita dall’oggetto posseduto più il possessore preceduto dalla preposizione aig (letteralmente “a”. Vi sembra un macello?  Tradotto in parole povere significa che anziché dire “Roberto ha una casa”, i gaeli dicono: “E’ una casa a Roberto”. 
Tha taigh aig Raibeart.
E’ (una) casa a Roberto.

Per chi ha studiato il latino, si tratta del famoso “dativo di possesso”. Frequente in molte lingue europee, comprese quelle scandinave.
   Un’altra particolarità delle lingue celtiche, è l’assenza di parole quali o no. A noi sembrano indispensabili, ma i gaeli ne fanno benissimo a meno. Il nostro , tra l’altro, non è una parola concepita ad hoc per le affermazioni. Anzi, si tratta dell’evoluzione semantica del latino sic (=così). Il gaelico scozzese, per rispondere sì o no, si limita a ripetere il verbo della domanda. Questo sarà alla forma affermativa se la risposta e tale, o negativa nel caso la risposta sia no. In soldoni se chiedete a un parlante gaelico “Hai fame?” vi risponderà qualcosa come “Ce l’ho/non ce l’ho”. Non è poi così difficile!


Tutto questo però (ahi-voi!) era solo una (non proprio) brevissima introduzione.
Adesso iniziamo a fare sul serio. E come per ogni corso di lingua che si rispetti, dobbiamo iniziare…dall’alfabeto! Vi avviso immediatamente: lacrime amare vengono versate da ogni studente che si approccia all’alfabeto e alla pronuncia gaelica.  Il tutto è molto complesso e frustrante, ma vi assicuro che è davvero lo scoglio più difficile. La grammatica non è neanche troppo astrusa e si assorbe molto più facilmente che quella di tante altre lingue (vogliamo discutere del russo o del giapponese?). 

Adesso vediamo l’alfabeto gaelico e passiamo a discutere dei problemi che presenta:
    
   A, B, C, D, E, F, G, H, I, L, M, N, O, P, R, S, T, U 

le vocali possono anche essere lunghe, nel cui caso si segnalano con un accento grave:

à, è. ì, ò, ù

Questo torna comodo per le tastiere italiane che presentano già questi caratteri. In irlandese l’accento usato è quello acuto, che rende problematico lo scrivere comodamente con una tastiera delle nostre.

Dunque, mi sto preparando psicologicamente per spiegarvi questo grosso problema del gaelico. Potete vedere le lettere dell’alfabeto, e state pensando che tutto sommato non fanno neanche tanto paura? Perché allora continuo a mettervi in guardia? Be’, perché ognuna di quelle lettere può essere pronunciata in due modi diversi. Ma non a discrezione del parlante, bensì secondo regole precise, che si riflettono nella grafia.
   Qui è opportuna una piccola nota di fonetica storica: dovrebbe essere cosa nota, che le lingue non sono mai immutabili nel tempo, e che mentre la lingua si evolve, la scrittura rimane cristallizzata, e difficilmente riflette i cambiamenti avvenuti. Pensate al latino Cicero (Cicerone), che ai suoi tempi veniva pronunciato “Chichero”. Lo spostamento di pronuncia è avvenuto perché la i e la e sono vocali che si articolano nella parte anteriore della bocca, e vengono per questo definite palatali. Queste vocali hanno “trascinato” le “c dure”, pronunciate in gola, verso la parte anteriore della bocca, così che adesso, anche in italiano, davanti a i; e a e, la gt; si pronuncia “palatale”, come in cicca, o cena. Addirittura, per rappresentare la pronuncia palatale davanti a una vocale posteriore (altrimenti detta velare per la vicinanza al velo palatino), come a, o od u;, inseriamo, in italiano, una i;, che però non pronunciamo (Ciao, ciocca, ciuccio). Questo perché normalmente, davanti a vocale palatale la c (ma anche la g e il nesso gl) ha pronuncia palatale.
Il medesimo meccanismo è usato in gaelico, e praticamente tutte le lettere hanno una pronuncia diversa a seconda che si trovino vicino a vocali anteriori o posteriori. Se la vocale è anteriore, anche la consonante sarà “trascinata” in avanti, e viceversa. Non ci sarebbero grossi problemi se non, per evitare di rendere in possibile la distinzione, le consonanti in corpo di parola devono essere “affiancate” su ambo i lati, da consonanti dello stesso tipo. Se una  fosse preceduta da una vocale anteriore e seguita da una posteriore, sarebbe impossibile capire quale delle due ha influenzato la pronuncia della stessa consonante. Così che in una sillaba possono trovarsi solo vocali dello stesso tipo, per evitare confusione. 

Fàilte [faːltʲə] (pronunciato grossomodo “faalce”), ovvero “benvenuto”, presenta una  che non viene pronunciata. Se non fosse scritta, il nesso si troverebbe tra due vocali di qualità diversa che renderebbero impossibile capire se il nesso vada pronunciato secondo l’una o secondo l’altra. Circondata da vocali anteriori, come segnerò tra poco in una lista, fa suonare la <t> più o meno come una <c> dell’italiano ciao. Senza quella potrebbe sorgere il dubbio che la ; vada pronunciata “posteriore”, come la ; (in questo caso suonerebbe come una normale ; italiana).Ecco la lista delle consonanti e relativa pronuncia (1)

  • Consonanti posteriori (ovvero circondate da a, o od u):


: se è in inizio di parola si pronuncia come la b italiana, altrimenti come una p.
: sempre come la “dura” italiana di candela. Se non è in inizio di parola è preceduta da una leggere aspirazione (una sorta di ): se è in inizio di parola si pronuncia come una italiana, altrimenti come una .f : come in italiano.
g : se è in inizio di parola si pronuncia come una italiana, altrimenti come un di candela.l [l̪ˠ] : non ha equivalenti in italiano, assomiglia alla inglese di full, con la lingua che si schiaccia verso la gola.
m : come in italiano
[n̪ˠ]: simile a quella italiana
p: a inizio di parola come un italiana, altrimenti con una leggera pre-aspirazione.
r : simile a quella italiana.
s : some nell’italiano sala.
t : come in italiano se è in inizio di parola, altrimenti è preceduta da una lieve aspirazione.

  • Consonanti anteriori (ovvero circondate da i):


c : come una “dura” italiana in parole come chi, chiesa o chilo, se a inizio parola. Altrimenti come -ch del tedesco ich.d : come la dell’italiano gemma.g :suona come una “dura” seguita da una i-lunga (molto approssimativamente come nell’italiano ghianda)[ʎ] : come nell’italiano aglio se compare a inizio di parola. In corpo di parola è come una normale italiana.n : come dell’italiano agnello se compare a inizio di parola. In corpo di parola è come una normale italiana.s : come dell’italiano scena.t : come una nell’italiano certo.




Un loch sull’isola di Leòdhas

  In particolari situazioni, ad esempio davanti a certe preposizioni e con alcuni aggettivi possessivi riferiti a soggetti maschili, tutte le consonanti subiscono un fenomeno detto lenizione,  importantissimo nel gaelico e affine alla gorgia toscana, in cui certe consonante si pronunciano “addolcite” se si trovano tra due vocali (la casa; la hasa; la torre; la thorre; la porta; la forta etc.). In gaelico questo fenomeno ha però valore distintivo; in linguistica, questo significa che la lenizione cambia il significato, o il valore grammaticale di una parola. La lenizione si segnala con una -h che segue la consonante che va lenita (nel caso di ln ed r non viene segnalato graficamente, ovvero non esistono grafie *lh, nh rh, sebbene ci sia comunque un leggero cambiamento nella qualità del suono.). La quantità vergognosa di è il tratto distintivo della grafia gaelica.  Un esempio di questo fenomeno riguarda i vocativi. 

Catrìona (Caterina) diventa “a Chatrìona” al vocativo (oh, Caterina!).

Ecco la lista delle consonanti affette da lenizione e relativa pronuncia:

  • Consonanti posteriori (ovvero circondate da ao od u):


bh : come una italiana, a volte come in inglese.
ch [x] : come la del tedesco bach.
dh [ɣ] : molto difficile per gli italiani, si tratta di un “sonoro” ovvero pronunciato anche con emissione di voce. Sembra una sorta di “graffiata”. Va tuttavia segnalato che c’è una tendenza in aumento a pronunciarlo come la di yogurt (che sarebbe la pronuncia anteriore) in corpo e in fine di parola anche in presenza di vocali posteriori. La confusione si evita per il fatto che nelle medesime posizioni (corpo e fine parola), la versione anteriore non è solitamente pronunciata.
fh :  di solito non si pronuncia. 
gh [ɣ] : come il <dh>;. c’è una tendenza in aumento a pronunciarlo come la di yogurt.
mh : come una italiana.
ph : come una .
sh : come una “h” aspirata.
th : come una “h” aspirata.

  • Consonanti anteriori (ovvero circondate da i)

ch [ç] : come nel tedesco ich.
dh : come una di yogurt
gh : come una di yogurt.

Ho segnate solo questi tre casi perché sono i più evidenti. Per noi italiani è in po’ difficile capirlo, ma tendenzialmente, tutti i suoni in gaelico subiscono un “trascinamento” in avanti o all’indietro a seconda delle vocali che sono accostate. In certi casi però, si tratta semplicemente di una pronuncia con la lingua spostata più in avanti, o più all’indietro, che non causa un cambiamento abbastanza evidente nel suono, tale da essere percepito da chi non è abituato a distinguerli. Qui sotto vi aggiungo una tabella con la trascrizione dei suoni, sia normali che con lenizione. Potete notare che sostanzialmente tutti hanno una leggera variazione tra anteriorità (o palatalità) e posteriorità (o velarità), non preoccupatevi comunque, se si escludono le tre lettere sopra elencate, di differenze tali da pregiudicare la comunicazione non ne sussistono.

Per i più esperti – e maniaci – vi inserisco una tabella che segna la grafia, normale e con lenizione, e la relativa pronuncia in IPA. 

Normali
Con lenizione
Grafia
Velare
Palatale
Grafia
Velare
Palatale
b
[p]
[pj]
bh
[v]
[vj]
c
[kʰ]
[kʲʰ]
ch
[x]
[ç]
d
[t̪]
[tʲ]
dh
[ɣ]
[ʝ]
f
[f]
[fj]
fh
muta
g
[k]
[kʲ]
gh
[ɣ]
[ʝ]
l
[l̪ˠ]
[ʎ]
l
[l̪ˠ]
[l]
m
[m]
[mj]
mh
[v]
[vj]
n
[n̪ˠ]
[ɲ]
n
[n]
[n]
p
[pʰ]
[pʰj]
ph
[f]
[fj]
r
[rˠ]
r
[ɾ]
s
[s̪]
[ʃ]
sh
[h]
[hj]
t
[t̪ʰ]
[tʲʰ]
th
[h]
[hj]


    Le vocali sono generalmente affini a quelle italiane (anche nei dialetti gaelici esiste una differenza tra quelli che presentano e/o “aperte” dove altri le presentano “chiuse” e viceversa). Fatto salvo per un paio, che si riduce a una in molti dialetti. Questa viene scritta come ao (IPA: [ɯ]). Per pronunciarla provate a dire “u” senza arrotondare le labbra.
  • Ecco un elenco delle vocali e la loro pronuncia:


a [a]
à [aː]
e [ɛ][e]
è [ɛː][eː]
i [i]
ì [iː]
o[ɔ][o]
ò [ɔː][oː]
u [u]
ù [uː]

I suoni tra parentesi indicano la pronuncia secondo l’alfabeto fonetico internazionale (IPA). Chi lo conosce può notare come i suoni siano assolutamente identici a quelli italiani. In posizione atona le vocali tendono a degenerare in un suono indistinto, detto schwa, IPA: [ə]. Il mutare delle vocali in questo suono indistinto è conseguenza del fissarsi dell’accento sulla prima sillaba, con conseguente indebolimento delle vocali nelle sillabe successive. Questo è comune anche delle lingue germaniche, particolarmente evidente in inglese. 
La vocale finale di tante parola napoletane è una schwa, come in ‘a pizze, ‘a nutelle etc., anche se gli italiani di altre regioni tendono ad approssimarla e a percepirla come una “e”. Si tratta di una vocale ben diversa, provate a farci caso! 

Il forte dell’età del ferro, Dùn Carlabhagh

Esistono poi numerosissimi dittonghi, la pronuncia dei quali è condizionata, come avviene per le consonanti, dalla loro posizione. Sono una parte tediosa e molto meccanica, per cui mi limito a segnalarvi in una tabella la maggior parte (decisamente più del dovuto!) dei dittonghi con relative pronunce. Si tratta di una tabella rivolta a chi se ne intende un minimo di alfabeto fonetico. Per ragioni di limitatezza linguistica non è possibile spiegare con parole povere il modo di emissione e la qualità di certi suoni. Se non ve ne intendete di linguistica non scoraggiatevi. Per imparare il gaelico non è strettamente necessario sapere come riprodurre ogni suono perfettamente: ricordate che nemmeno in inglese e francese la maggior parte di noi riesce ad avere una pronuncia soddisfacente e una comprensione totale della forma scritta…(e, molto spesso, questo vale anche per i madrelingua!). Per il momento accontentatevi di riuscire a capire come e perché il sistema funziona, i primi progressi potete farli accontentandovi di leggere qualche parola semplice.


Grafia
Pronuncia
Esempi
ai
[a]~[ɛ]; (sillabe atone) [ɛ]~[ə]~[i]
preceduto da consonante velare oppure Ø e seguito da consonante palatale
(sillabe accentate) caileag, ainm [ɛnɛm];
(sillabe atone) iuchair, geamair, dùthaich
ài
[aː]
preceduto da consonante velare oppure Ø e seguito da consonante palatale
àite, bara-làimhe
ea
[ʲa]~[e]~[ɛ] [a seconda del dialetto]
preceduto da consonante palatale oppure Ø e seguito da consonante velare
geal; deas; bean
[ʲaː]
preceduto da consonante palatale oppure Ø e seguito da consonante velare
ceàrr
èa
[ɛː]
preceduto da consonante palatale oppure Ø e seguito da m palatale, mh or p
nèamh
èa
[ia]
preceduto da consonante velare oppure Ø e seguito da consonante velare ma non m, mh or p
dèan
ei
[e]~[ɛ]
preceduto da consonante palatale oppure Ø e seguito da consonante palatale.
eile; ainmeil
èi
[ɛː]
preceduto da consonante palatale oppure Ø e seguito da consonante palatale.
sèimh
éi
[eː]
preceduto da consonante palatale oppure Ø e seguito da consonante palatale.
fhéin
eo
[ʲɔ]
preceduto da consonante palatale oppure Ø e seguito da consonante velare.
deoch
[ʲɔː]
preceduto da consonante palatale oppure Ø e seguito da consonante velare.
ceòl
eòi
[ʲɔː]
preceduto da consonante palatale oppure Ø e seguito da consonante velare.
feòil
eu
[eː]~[ia]
preceduto da consonante palatale oppure Ø e seguito da consonante velare.
ceum; feur
io
[i], [(j)ũ(ː)]
preceduto da consonante palatale oppure Ø e seguito da consonante velare.
fios, fionn
ìo
[iː], [iə]
preceduto da consonante palatale oppure Ø e seguito da consonante velare.
sgrìobh, mìos
iu
[(j)u]
preceduto da consonante palatale oppure Ø ae seguito da consonante velare.
piuthar, fliuch
[(j)uː]
preceduto da consonante palatale oppure Ø e seguito da consonante velare.
diùlt
iùi
[(j)uː]
preceduto da consonante palatale oppure Ø e seguito da consonante palatale.
diùid
oi
[ɔ], [ɤ]
preceduto da consonante velare oppure Ø e seguito da consonante palatale
boireannach, goirid
òi
[ɔː]
preceduto da consonante velare oppure Ø e seguito da consonante palatale
òinseach
ói
[oː]
preceduto da consonante velare oppure Ø e seguito da consonante palatale
cóig
ui
[u], [ɯi], [uːi]; (sillabe atone) [ə/ɨ]
preceduto da consonante velare oppure Ø e seguito da consonante palatale
muir, uighean, tuinn
ùi
[uː]
preceduto da consonante velare oppure Ø e seguito da consonante palatale
dùin





Per concludere vi porto come esempio pratico, due toponimi:
Il porto di Steòrnabhagh (Stornoway)
capoluogo delle Ebridi esterne


  • Steòrnabhagh: è il capoluogo delle Ebridi esterne, e unica “Town” di tutto l’arcipelago. Osservate che il nesso iniziale, St- è seguito da una -e-. Questa non deve essere pronunciata, ma influisce sulla qualità del nesso precedente, che suonerà come sc [ʃ](di scempio) più “c” (di cena) (per i linguisti: è in realtà una palatalizzata [tʲʰ]). La <ò>; va pronunciata lunga e il nesso tra vocali posteriori non presenta fenomeni particolari. Il come abbiamo visto, si pronuncia , oppure , mentre il , essendo in fine parola e anteriore si pronuncia come [ɣ], ovvero una “g” aspirata. Quindi, ricapitolando, in italiano la pronuncia sarebbe qualcosa come: Sc-cioornavaɣ. Che è quella più classica.      Tuttavia, in alcuni dialetti, nel parlato, il suono si sta spostando gradualmente nella di jacopo, che ci assomiglia ma è molto più comoda da pronunciare, mentra la intervocalica si indebolisce e diventa un’approssimante [w] (la u italiana di “uovo”), così che la pronuncia che ne risulta è più come “Sc-cioornauai”. Quest’ultima è il modello su cui si basa la pronuncia inglese: Stornoway.

La baia presso il villaggio di Na Gearrannan
  • Na h-Eileanan Siar: ovvero, “le isole dell’ovest”. So bene che l’occhio vi è caduto sulla h col trattino, si tratta di una consonante eufonica (aaaargh!). Non preoccupatevi, significa che viene aggiunta per far “suonare meglio” le parole, come la -d italiana in ed ecco e in od oggi. Siccome la –a di Na e la E- di Eileanan sono due vocali, vengono “spezzate” inserendo un suono aspirato. Niente di strano, succede anche in inglese e in francese (la famosa liaison). Per il Na non ci sono grossi problemi, è un articolo determinativo maschile plurale (per la cronaca: il gaelico ha solo due generi grammaticali, come l’italiano. Ovvero maschile e femminile) e si pronuncia “nə”, con la che muore un po’ in bocca e non viene articolata troppo chiaramente. Invece h-Eileanan va pronunciato tenendo conto del fatto che la i e la e che circondano la l servono a darle pronuncia “palatale”. Attenzione, però! Se guardate la lista sopra, la l con pronuncia palatale/anteriore ha due diversi suoni: gl- dell’italiano gli a inizio di parola (quindi non in questo caso, visto che l’inizio della parola è la E-), mentre in corpo di parola è una normale italiana! <an>, invece, viene pronunciato con la vocale “degenerata” (lo so, fa ridere) delle finali napoletane (vedi sopra), perché non è accentato. L’ultimo , infine, è la desinenza del plurale, e viene pronunciato con una normale “a” in quanto desinenza specifica. Siar (ovest), va pronunciato con la ; palatale, perché seguito da vocale palatale. Quindi avremo un suono come  nell’italiano “scimmia”, mentre -ar , non essendo accentato, diventa -ər (con la solita vocale debole napoletana). Il risultato finale sarà “nə hèlənan scìər”.

  Forse tutto questo vi sembrerà scoraggiante, e penserete che il gioco non vale la candela, ma vi assicuro che non è tanto complicato quanto sembra. Se dovessero mettere per iscritto le regole di pronuncia dell’inglese (e relative eccezioni) risulterebbe qualcosa di molto più intricato e incomprensibile. Il pregio di questo tipo di scrittura è che sebbene le regole siano tantissime, le eccezioni non lo sono, mentre per l’inglese sappiamo che di eccezioni ce ne sono anche troppe.

   Molti si chiedono perché non usino lettere specifiche per ogni suono in modo da rendere automatica e immediata la lettura. Hanno ragione, e in effetti un’altra lingua celtica, come il gallese, hanno fatto questa scelta, ovvero di far sì che “si scriva come si legga” secondo un sistema che assegna a ciascun suono una lettera precisa. In una lingua con le lenizioni, però, questo comporta grossissimi svantaggi. Perché le lettere tradizionalmente associate ai suoni che risultano dalla lenizione, sono completamente diverse da quelle che rappresentano i suoni non leni. Così che se vi capita una parola che non avete mai visto nella sua forma lene, non vi è immediatamente chiaro cosa significhi (e in gallese, per chi lo studia, è proprio così). In gaelico, visto che si aggiunge semplicemente una , a livello visivo si capisce subito il senso di una parola.  Math e Mhath sono subito identificabili come due forme di una stessa parola, mentre Math e “Vath” non lo sarebbero. Pensate se i toscani scrivessero tutte le vocali che pronunciano leni! Perfino per altri italiani sarebbe difficile, a volte, capirle immediatamente a livello visivo. Ovviamente questo comporta molti contro, come il bisogno di studiare numerose regole e frustranti eccezioni, ma per una lingua bella come il gaelico possiamo fare questo ed altro, vero?
 



E’ stata un’ introduzione piuttosto lunga e ricca, me ne rendo conto. Penso di aver dato abbastanza spunti su cui riflettere. Spero che non vi spaventiate troppo e che possiate appassionarvi ancora di più a questa lingua bellissima!
________________________________________________________

(1)La lista è ben lontana dall’essere completa ed esaustiva: esistono numerose eccezioni e particolarità che sarebbe tragico (oltre che inopportuno) elencare qui. Va notato che esistono differenti convenzioni ortografiche, quella che riporto è la più semplice e recente, disponibile in formato PDF (in lingua inglese) sul sito della Scottish Qualification Authority (SQUA). Link al file PDF sulle convenzioni ortografiche

17 commenti Aggiungi il tuo

  1. Rici86 ha detto:

    Wow, introduzione completissima 🙂 Grazie 🙂

  2. Ninine ha detto:

    WOW!!!Complimenti!Condivido in pieno la tuo opinione secondo la quale imparare una lingua e mantenerla viva equivale a mantenere viva una cultura ed un patrimonio inestimabile! 🙂

  3. Andrea Poletto ha detto:

    Devo dire che è un lavoro bellissimo! Vorrei chiederti un favore, se puoi e per te non è un problema. Canto in un coro polifonico che esegue musiche da tutti i paesi a cappella e quest'anno ho proposto un brano in gàidhlig "Fionnghuala", degli Anúna: il problema è che nessuno sa bene come si pronunci perché la traduzione c'è ma nessun esempio di pronuncia. Io ho imparato la pronuncia gaelica irlandese (sempre per questioni musicali) ma questo brano è cantato talmente veloce che anche applicando quel che ho capito delle regole che hai scritto, la pronuncia risultante somiglia molto poco all'originale. Potresti molto gentilmente scrivermi una pronuncia approssimativa in italiano, oppure fare una trascrizione in alfabeto fonetico del testo? Se non vuoi capisco ma mi faresti veramente un favore, anche perché il pezzo solista è mio =)Grazie mille in anticipo!http://www.youtube.com/watch?v=8AevubPz9nkFIONNGHUALAThuirt an gobha fuirighiadh mi'S thuirt an gobha falbhaidh mi'S thuirt an gobha leis an othailA bh' air an dorus an t-sabhailGu rachadh e a shuirghe'S a gheala nam botham nam botham'bothan a bh' aig FionnghualaBheirinn fead air fulmaireanLiuthannan beaga na maraBheireamaid greis air an tarrainnNa maireadh na duirgh dhuinnCha d'thuirt an dadan a' seoBheireamaid greis air an tarrainnNa maireadh na duirgh dhuinn

  4. Roberto Pagani ha detto:

    Intanto Grazie per la figata assurda che mi hai fatto conoscere.Trascrivere il gaelico scozzese è sembra un macello perché è una delle lingue con più suoni in senso assoluto e le convenzioni italiane non sono mai adeguate. Per una trascrizione fonetica mi ci vorrebbero settimane e forse il risultato sarebbe ancora più confuso, per cui ti ho preparato una trascrizione molto approssimativa in italiano (per perfezionarla supplirai tu con il tuo orecchio, ad esempio ho scritto con "e" o "u" quella che in realtà è una "schwa"). Purtroppo non sono un esperto di gaelico ma un banalissimo amatore che lo studia nel tempo libero. Spero che questo ti sarà di aiuto:hursht en gov furi mi hursht en gov falavi mihursht en gov lish en oila vair en dores en tsivelcu rachaigh e sirga iela nam bohem nam bohen a vai fingalaveirinn vit er fulmaran (veirinn vittu na fulmaran)liuhanan bega na marevermei gres er en harrinna mareg na duri ghuigniela nam bohem nam bohen a vai fingalaha darsht en dadan sciòvermei gres er en harrinna mareg na duri ghuigniela nam bohem nam bohen a vai fingalaGrazie ancora per avermeli fatti conoscere!

  5. Andrea Poletto ha detto:

    Grazie Mille davvero!Sì, per le sottigliezze mi arrangio a orecchio il problema era che odio "andare a caso", mi piace cercare di cantare in una lingua il più fedele possibile all'originale, perché penso che sarebbe più apprezzata da chi l'ha composta. Odio i cantanti stranieri che cantano in italiano e in latino e non si sforzano neanche di dire le parole giuste =)Se ti può far piacere ascoltare qualcos'altro la mia cantante celtica preferita è Méav Nì Mhaolchatha, un ex-membro degli Anúna: canta molto spesso in gaelico irlandese. Allego il link di una delle mie preferite:http://www.youtube.com/watch?v=U7ClMWAW_3A

  6. Roberto Pagani ha detto:

    Grazie davvero!Spero te la caverai bene. Bell'atteggiamento davvero, il tuo!Se puoi fai pubblicità al mio blog!

  7. Giorgia ha detto:

    Ciao!! Interessantissimo questo post! Avrei solo una domanda: sono un’appassionata di gaelico e vorrei studiarlo da autodidatta, mi sapresti consigliare dei libri da consultare?

    1. Robbie Pagani ha detto:

      Ciao! Mi fa piacere ti sia interessato 🙂
      Per consigli sui libri cerca il tag “gaelico” nel mio blog. Dovresti trovare un po’ di robette inferessanti!

  8. Gianluca ha detto:

    Ciao! Complimenti per il lavoro, davvero interessante ……vorrei chiederti una cortesia, potresti tradurmi questa frase in gaelico scozzese se è possibile: ” Patrioti scozzesi affamati e in inferiorità numerica, sfidarono il campo di Bannockburn “

  9. webtraveller ha detto:

    Post molto interessante. C’è però un problema: temo che la pagina non visualizzi alcune lettere ( forse dell’ alfabeto fonetico internazionale), ad esempio quando spieghi la pronuncia dell’ ortografia leggo solo “come la di yogurt” e così via. Come la… cosa? Alcune si capiscono dal contesto ma quando dici “Pensate se i toscani scrivessero tutte le vocali che pronunciano leni” non capisco cosa intendi. Per caso dipende dal mio computer?

    1. Roberto Pagani ha detto:

      Ciao, sì ho paura che dipenda dal tuo computer. Deve supportare le versioni più recenti di UNICODE. Se dei caratteri non vengono visualizzati significa che il dispositivo non li supporta.

  10. Beatrice ha detto:

    Ciao! ho trovato il tuo blog per caso, alcuni mesi fa, e da allora è salvato tra i miei preferiti.
    Ho una passione enorme per la Scozia da quando, alcuni anni fa, ho fatto un’esperienza di workaway (una specie di wwoof) nella zona del Loch Lomond. Prima di allora non me ne ero mai interessata, ma da quella volta…bum! amore a prima vista! Oserei dire quasi esagerato 😉 Sono mesi che programmo le mie vacanze estive, che quest’anno saranno proprio in Scozia, un bel viaggio on the road che non vedo l’ora di fare. Nel frattempo mi sto documentando sulla storia, sulle tradizioni, sulle leggende, su tutto quello che trovo navigando un pò a caso.
    E poi, un bel giorno, ho letto questo post che mi ha incuriosito parecchio. E nello stesso periodo, guardando un telefilm, ho sentito parlare per la prima volta il Gaelico: ho deciso che lo voglio imparare anch’io! Ci sono molti siti interessanti in giro per il web, ed ho acquistato uno dei libri che suggerivi in un altro tuo post (dovrebbe arrivare a breve, non vedo l’ora!). Sono solo agli inizi, e sto facendo davvero fatica a capire come funziona la pronuncia (anch’io come “webtraveller” qui sopra, non riesco a vedere alcune lettere dei tuoi post!), ma sono molto determinata!
    Complimenti per il tuo blog, e grazie per avermi messo in mente di imparare il Gaelico 🙂

    Beatrice

  11. Michelle ha detto:

    Ciao Roberto! Trovo molto interessante il tuo blog, sono una studentessa di lingue straniere e sono appassionata di lingue germaniche e gaeliche, quest’ultime saranno argomento della mia tesi… mica sapresti consigliarmi qualche buon libro riguardo alle lingue celtiche? Qui in Italia non si trova molto purtroppo!
    Grazie e buona fortuna! 🙂

    1. Roberto Pagani ha detto:

      Se puoi investire un ci quantone ti consiglio “The Celtic Languages” della Routledge che trovi su Amazon. È il testo migliore in assoluto per la filologia celtica. Poi a seconda della questione specifica che dovrai approfondire puoi cercare altro materiale spulciando le bibliografie di quel volumone.

  12. fausto ha detto:

    mi piacciono molto questi spunti sulla lingua gaelenica vorrei inparare di piu

  13. Stefano ha detto:

    Ciao Roberto,
    sono rimasto affascinato dal tuo modo di raccontare una lingua e non ho potuto che soffermarmi a leggere tutto il tuo articolo.
    premetto che non sono un esperto di lingue, ne le studio.
    sono molto appassionato però della cultura scozzese e me ne sono ancora di più innamorato dopo il viaggio attraverso le highlands fatto pochi mesi fa.
    volevo approfittare della tua conoscenza per chiederti un parere.
    ho chiesto alla proprietaria di un B&B a Fort William la traduzione di una semplice frase (you are what you choose to be) e molto gentilmente me l’ha scritta:

    Cuir a-steach am facal a tha thu a’ lorg

    premettendo che mi fido e non ti voglio chiedere se è giusta o sbagliata, volevo solo chiederti se è possibile che questa lingua potesse portare delle differenze molto forti tra parti diverse della Scozia.

    ti faccio un piccolo esempio: il B&B dove ho alloggiato si chiama “Cuil na sithe” da loro tradotto con “Corner of haeven” ma cercando banalmente su google translate (so che mi odierai per questo, ma non conosco altri modi per tradurre frasi in lingue che non conosco) il risultato è “Hinder parts of the peace”.

    mentre la traduzione che mi fornisce per la mia frase è: tha thu dè a roghnaicheas tu a bhith

    non riesco davvero a capirci nulla.. è possibile che cambiando posizione geografica in Scozia, la lingua vari così tanto?

    grazie mille in anticipo per l’attenzione che potrai dedicarmi e ancora complimenti per il tuo blog.

    ciao
    Stefano

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