Norrønt mál – Lingua norrena

Da una settimana ho ricominciato l’università, e giusto ieri ho iniziato un nuovo corso che si tiene questo semestre: introduzione alla lingua norrena. Suona terribilmente affascinante, e lo sarebbe ancor di più se non fosse che il 90% delle persone con cui parlo non ha idea di cosa sia il norreno.
Siamo d’accordo che è una lingua, si capisce dal titolo del corso, ma che lingua è? 
Il Norreno era la lingua parlata in Scandinavia nel medioevo. Sì è evoluta dal germanico comune, da cui derivano anche l’antico tedesco, l’anglosassone, e il gotico. In quanto lingua germanica, fa parte della famiglia indoeuropea, per cui è imparentata con l’italiano. La parentela si nota soprattutto con parole del lessico di base, nótt=notte, móðir=madre, þrír=tre, etc. Non è una lingua semplice, presenta i casi nella flessione nominale e serie apofoniche per quella verbale (ovvero i tempi verbali si formano cambiando la vocale tematica della radice, come avviene per l’inglese Sing Sang Sung, e questo si verifica secondo determinate regole). Esso è una lingua scandinava, e già molto presto, nel medioevo, era distinta in due varietà: quella orientale, detta dǫnsk tunga (“lingua danese”, che però era parlata sia in Danimarca sia in Svezia), e quella occidentale, norrønt mál (linguaggio nordico). 
 La varietà orientale era molto frammentata in dialetti e non ha lasciato lavori letterari rilevanti, mentre quella occidentale sviluppa molto presto una koiné  ovvero una varietà sovra-regionale, che veniva usata sia in Norvegia sia in Islanda. Essendo una forma standard elaborata per lo scopo, è una lingua fortemente letteraria, codificata e colta e la varietà che si studia oggi è essenzialmente quella antico-islandese. Questo dipende dal fatto che quasi tutti i testi in norreno pervenutici sono stati composti in Islanda. La ragione è che in Norvegia, Svezia e Danimarca, durante quel periodo, i sovrani erano occupati a consolidare il loro potere e sconfiggere le organizzazioni comunitarie locali per creare stati centralizzati sul modello sud-europeo. I norvegesi che non accettarono questo sopruso accentratore, dal 870 d.C al 930, emigrarono in una nuova terra dove poterono continuare i loro usi “democratici”, incluso quello di tenere assemblee generali. La più importante di queste assemblee venne denominata Alþing, ovvero “assemblea generale”, ed è considerata il primo parlamento in qualche modo “democratico” al mondo.   
  Questa situazione particolare di pace relativa (se si eccettuano le faide che scoppiavano tra famiglie) portò l’Islanda ad una fioritura letteraria senza eguali nell’Europa dell’epoca. In effetti nessuna letteratura nazionale europea può eguagliare la ricchezza di quella islandese, e questa cosa dovrebbero saperla tutti, invece molti non sanno nemmeno dove sia l’Islanda. Addirittura, la tecnica poetica tipica del panorama scandinavo, la cosiddetta poesia scaldica, supera nettamente per complessità e intricatezza (due elementi tanto cari ai lettori italiani) la poesia dantesca. Un autore Islandese vissuto tra XII e XII secolo, importante diplomatico e storico, scrisse l’opera più famosa della letteratura scandinava medievale: Edda. Questo autore si chiamava Snorri Sturluson, e il suo capolavoro viene detto appunto Edda di Snorri o Edda in prosa. Questo testo (reperibile in italiano nelle edizione Adelphi) consiste in un manuale di poesia scaldica. Nella prima sezione introduce Gran parte della mitologia germanica (che conosciamo proprio grazie a Snorri) e fornisce una base di conoscenze indispensabili per il poeta che deve sempre appoggiarsi a metafore ed allusioni mitologiche. La seconda parte comprende una raccolta di figure retoriche tipiche della poesia germanica: le kenningar. Queste sono metafore costruite sulla base di fatti mitologici o elementi naturali e sono sostanzialmente forme cristallizzate e immediatamente comprensibili a chi è familiare con questo panorama culturale. Un esempio famoso è “la pelle della casa della balena” che allude al ghiaccio, o la “rugiada delle ferite”, ovvero il sangue. L’ultima sezione, l’enumerazione dei metri poetici (non inclusa nella maggior parte delle edizioni dell’Edda) elenca la lunghissima serie di metri contemplati nella poesia scaldica.
   I testi più famosi della letteratura islandese sono però le saghe. Saga è un sostantivo derivato dal verbo per  “dire” (cfr. il ted. sagen, ing. say). La saga è, dunque, ciò che viene detto, raccontato. In quanto genere letterario si può considerare un romanzo storico ante litteram:  le saghe islandesi si basano sempre su avvenimenti storici reali, seppur poi conditi con dettagli fantastici. Il loro stile è asciutto, affine a quello cronachistico. Tendono a descrizione esterne, e mai psicologiche (ad esempio, piuttosto che parlare della collera di un personaggio, descriveranno il suo mutamento di espressione o di colore del viso). Ne risultano lavori diretti, agili e fortemente evocativi.
Adesso mi permetto di interrompere bruscamente e di venire alla domanda che quasi tutti si fanno: a cosa serve studiare il norreno?
Lo stesso a cui serve lo studio del latino. Niente di particolare. Il latino viene sbandierato come strumento imprescindibile per sviluppare una forma mentis rigorosa. Poco onesto: qualsiasi attività che richiede al cervello di agire in modo sistematico serve da allenamento e impostazione. Ma a prescindere da questi argomenti che sembrano soltanto adatti a chi si arrampica sugli specchi, posso parlare per me stesso e dire che il norreno, o antico islandese, mi affascina tantissimo. La cultura letteraria a cui ho fatto cenno prima vale la pena di essere conosciuta, e per quanto mi riguarda anche la lingua merita di essere conosciuta. Il mio principale campo di interesse è il nord Europa e le sue culture, non penso di poter escludere quella che è stata la lingua più rilevante e produttiva del medioevo germanico. Tra le altre cose, è una lingua che soddisfa anche gli occhi, osservate l’alfabeto:

A Á B D Ð E É F G H I Í J K L M N O Ó P R S T U Ú V X Y Ý Þ Æ Ö
a á b d ð e  é f g h i í j k l m n o ó p r s t u ú v x y ý þ æ ö
A molti forse sembrerà incomprensibile, ma trovo che certe lettere siano proprio belle da vedere e rendano la grafia irresistibile: 

  • Þ þ – è l’elaborazione di una runa, viene chiamata thorn e si pronuncia come il th- sordo dell’inglese think.
  • Р𠖠è l’elaborazione della lettera d dell’alfabeto semi-onciale usato dai monaci celtici, si pronuncia come il th- sonoro dell’inglese that

Per molti è un dettaglio irrilevante, ma considero l’estetica “grafica” di una lingua un fattore imprescindibile perché me ne senta attratto. Il tipo di lettere a la frequenza con cui compaiono danno alla lingua un certo aspetto subito riconoscibile sulla carta. Credo che non sia un elemento del tutto irrilevante, o diverso dai motivi per cui un medico, un ingegnere o un fotografo decidono di specializzarsi in un’area precisa.
   Ovviamente, due lettere da sole non bastano per motivare una persona all’apprendimento di una lingua, e in effetti sarebbe in giusto non citare la bellezza e il fascino dell’Islanda, la terra di ghiaccio dal cuore di fuoco. Questa isola remota e magnifica in cui si respira un’aria senza smog. L’Islanda è quel paese che con un movimento popolare si è rifiutato di pagare i debiti pubblici causati dalla speculazione delle banche, e ha rifiutato di pagare di tasca propria gli errori dei banchieri, che sono stati arrestati. In seguito, gli islandesi, hanno riscritto la costituzione e, tra le altre cose, proibito la censura o la rimozione di siti che diffondono materiali e informazioni segrete di governi e organizzazioni. Un paradiso di libertà d’informazione insomma. Lo standard di vita è tra i più alti del mondo, e anche la cucina va migliorandosi (le ricette nazionali sono la testa di capra abbrustolita che si mangia così com’è con tanto di occhi, e lo squalo marcio, lasciato a decomporre sotto la sabbia così da spurgare l’acido urico e poi messo a seccare…mmmh!). 
   

  A chi fosse interessato, anche a livello amatoriale, alla lingua di questo paese, consiglio una grammatica in inglese particolarmente ricca e curata, New Introduction To Old Norse, di M. Barnes. E’ il testo a cui faccio riferimento per il mio corso, e il suo prezzo si aggira intorno ai 15€. Esistono altri due volumi: il secondo si concentra sui testi, mentre il terzo è un utilissimo glossario con indice dei nomi. 

  
L’Isola di Baffin, Helluland?
Sempre durante il corso di introduzione alla lingua norrena, leggeremo una saga islandese, che è forse la più famosa in assoluto: Eiríks saga rauða ovvero La saga di Eirik il rosso. Eirik è un personaggio realmente esistito, cacciato dalla Norvegia per un omicidio, e poi anche dall’Islanda dove si era rifugiato, per un ulteriore assassinio. Si recò in Groenlandia, che chiamò “Terra Verde”, pare, per renderla più appetibile ai eventuali nuovi colonizzatori. Il figlio di Eirik, Leifr Eriksson, inviato dal re di Norvegia a Cristianizzare i groenlandesi, finisce fuori rotta a causa di una tempesta e intravede una terra sconosciuta a occidente della Groenlandia. In seguito si decise di esplorare seriamente quella nuova terra e di tentare di colonizzarla. I vichinghi erano innanzitutto commercianti, e la spedizione verso la nuova terra vide, come figura di spicco, Þorfinnr Karlsefni. Questi, un capitano impavido, esplorò le nuove terre e diede loro un nome. Helluland fu il nome scelto per quella che si crede fosse l’attuale isola di Baffin, chiamata così da Haellur, roccia piatta. In seguito raggiunsero una terra bassa, coperta da foreste, e la chiamarono Markland, dove mark-sta per “foresta” (lo so, non erano molto originali). Infine, arrivarono in un luogo quasi paradisiaco, dove mandarono una coppia di scozzesi a perlustrare il territorio (a leggere la saga sembra quasi che li sguinzagliassero come cani) e questi tornarono con una spiga di grano e un grappolo d’uva. Così che alla terra venne dato il nome di Vinland. 
La controversa mappa del Vinland
Sul senso di questo nome i filologi hanno discusso a lungo. Alcuni sostengono che la i di Vin sia lunga, e che la parola sia un prestito dal latino, e significhi vino, altri pensano che la i fosse breve, così che la parola indicherebbe un pascolo. In realtà la parola per “pascolo” usata all’epoca era “vinja”, e sembra ormai dimostrato che l’uso di vin (pascolo) come suffisso fosse caduto in disuso molto tempo prima della scoperta del Vinland. Nella saga si racconta anche del contatto avvenuto coi nativi americani, non esattamente positivo, che fu probabilmente una delle concause dell’abbandono dell’insediamento. Sembra comunque che viaggi sporadici nel Vinland per approvvigionamento di materie prima carenti in Groenlandia ci fosse stato anche nei secoli successivi.
  
A molte persone tutto questo sembra irrilevante. Una banale curiosità da leggere su riviste più o meno serie quando si poltrisce la domenica pomeriggio. Io le trovo estremamente interessanti, e sono convinto che lo studio di questi eventi, di queste persone e delle loro lingue e tradizioni possa gettare luci nuove sulla nostra storia e identità. L’avvicinarsi a culture in apparenza così remote serve a rendere il diverso meno spaventoso, ad insegnarci a capirlo e magari anche ad apprezzarlo. 

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. speak spanish fast ha detto:

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  2. cavolight ha detto:

    Ciao sono un ragazzo di 16 anni e faccio il liceo classico, e cercando lumi su questa lingua mi è comparso questo blog come risultato. Mi sembri davvero interessato nelle materie e volevo chiederti se potresti scrivere altre informazioni riguardo all’università che frequenti e al tuo professore. Continua a scrivere, perchè mi sembri molto bravo, sintetico e conciso, ma diretto.
    Spero di ricevere una risposta al più presto

    1. Roberto Pagani ha detto:

      Ciao! Se spulci un po’ i tag del mio blog dovresti trovare praticamente tutte le cose che hai elencato. Ho scritto una montagna di roba negli ultimi anni! Se hai domande specifiche non esitare a farmele.

  3. Leo Todaro ha detto:

    Complimenti! Articolo molto interessante ed esauriente!

  4. giuseppe marino ha detto:

    ciao. Potresti consigliarmi anche dei libri sulla cultura e la storia dei Norreni , e altri libri sulla loro lingua se ne conosci. Grazie in anticipo

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