Avete rotto con questo "Halloween? No, grazie!"

Avevo già affrontato l’argomento l’anno scorso, ma mi sento di farlo ancora perché martellare su queste cose non può che far bene.
Halloween.

Sono stufo marcio di sentire gente che si arrampica sullo specchio della tradizione. Tradizione è una parola vuota e priva di senso, perché viene usata nel senso di “cosa random ripetuta negli anni e che quindi va ripetuta perché si è sempre fatto così”. Le tradizioni nascono e muoiono, se volessimo potremmo inventarci la tradizione di fare infusi di foglie di gelso la notte di San Vattelappesca e di appendere bacche di Sambuco sullo stipite della porta di casa attribuendo a tali gesti un qualche significato religioso-superstizioso. Se poi col passare del tempo i nostri nipoti decideranno che l’infuso di Gelso non gli piace e che la notte di San Vattelappesca preferiscono passarla a casa di amici anziché a casa propria appendendo il Sambuco in giro, direi che sarebbe quantomeno crudele impedire loro di fare le proprie scelte e infilare loro un imbuto in bocca per costringerli a bere detto infuso. Allo stesso modo, se i nostri nipoti decideranno che il 21 giugno è un giorno speciale e che in tale giorno vogliono fare feste con costumi floreali, suonerebbe ignorante e pretestuoso dir loro che i costumi floreali il 21 giugno non sono parte della nostra cultura e tradizione. E cos’è che fa parte della nostra tradizione? Visto che vogliamo fare tanto i puristi, perché non aboliamo i ristoranti cinesi, giapponesi, i fast-food (questi direi che non sarebbe una cattiva idea chiuderli)…e già che ci siamo costringiamo i bambini a giocare con le trottole di legno, perché Batman e Barbie sono Americani, quindi non fanno parte della nostra tradizione. La domenica mangiamo tutti polenta e coniglio, in Lombardia, e anatema cada su chi ama i frutti di mare: non fanno parte della nostra tradizione! E tu, tarantino che adori il salame e detesti le cozze: sei un blasfemo!
Ommioddio! Cosa vedo? Vestite H&M??? Ma è robaccia commerciale svedese! Così come IKEA! No, no! Passate tutti a Scavolini che è italiana e tradizionale. E poi evitate di dare il permesso alle ragazze di mettersi i pantaloni: non fa parte della tradizione.
Poi è commerciale, Halloween. Certo, perché natale e pasqua non lo sono affatto, come non lo sono le raccolte di offerte in chiesa che non si sa mai esattamente dove vadano a finire. Se dai un euro a una zingarella su un treno ti fanno una multa. Alla chiesa puoi dare tutti i soldi che vuoi ma non ti multa nessuno, poi ci paga la benzina della Papa-mobile, i manicaretti consumati da vescovi e cardinali, il personale di servizio di papa e porporati, i costumi da pagliacci delle guardie svizzere, le scarpe di Prada per sua Santità e via dicendo. Fatemi un grosso favore: tacete e cospargetevi il capo di cenere.

Adesso basta, ho scherzato abbastanza. 

Spiegatemi chi può avere l’autorità per imporre alla gente di pensare cosa sia o non sia tradizione. Volendo vedere i romani potrebbero decidere che il cristianesimo è stato brutalmente imposto loro, che il Vaticano è un governo abusivo, e che il Pantheon va ripristinato in quanto tempio delle divinità romane che per i romani sono più tradizionali del cattolicesimo, che è arrivato dopo in quanto contaminazione culturale dal medio-oriente.
Ovviamente un discorso di questo genere sarebbe folle. Sarebbe stato bello se tutte le civiltà e le culture che sono state spazzate via dai missionari cristiani avessero avuto gli stessi mezzi economici e mediatici per impedire l’avanzata rovinosa di una religione a loro estranea.

Non mi risulta che suore e preti che vanno a convertire gli africani e gli indigeni del sud-est asiatico si facciano poi tanti problemi rispetto al fatto che quello che si offrono di imporre ai locali strida con le loro tradizioni e non c’entri un fico con la loro cultura.

Io sono italiano, di Cremona. Mi piace mangiare il torrone e lo mangio anche se non è natale, come vorrebbe la tradizione, la mostarda mi fa vomitare e non la mangio anche se mia nonna mi dice che “capìsi mìia nigùt” (non capisco niente). Adoro la cucina indiana, i videogiochi giapponesi, la letteratura scandinava, il tè cinese, la lingua gaelica etc. Certo, forse sto onorando la mia italianità meno di uno che ama e idolatra i classici, mangia solo roba mediterranea e studia Lettere, ma vi sentite davvero di giudicarmi per questo in senso negativo? Credete che le mie scelti personali influenzino la vostra vita privata? Credete che il mio mangiare dosa o teriyaki vi impedisca di ingolfarvi di mortadella o pizza?
Se decidete che per voi tutto ciò che non è italiano è porcheria blasfema, e non volete averci a che fare, è un vostro diritto, ma lasciate gli altri liberi di fare le loro scelte, educative, alimentari, culturali etc.
L’ingerenza del cristianesimo nella vita pubblica e privata delle persone è soltanto l’ennesimo tentativo di voler marcare il territorio: come una brillante immagine che circola in rete dimostra: c’è chi urina per terra e chi appende croci in giro, per sottolineare il proprio controllo su un certo territorio.
Adesso vorrei porre alla vostra attenzione un manifesto interessante:

Prendiamo il primo paragrafo.
Alle origini di questa festa ci sono i riti celtici fatti dai druidi, sacerdoti-stregoni che dicevano di possedere doti magiche ed esoteriche che celebravano in nome di Samhain (il dio delle tenebre) l’incontro dei vivi con l’aldilà.
Se sorvoliamo sulla prosa simile a quella di un bambino delle elementari, saltano all’occhio dei gravissimi fraintendimenti, che qualcuno malizioso potrebbe pensare essere piazzati appositamente per imbrogliare gli ignoranti. 
Questa è gente che ha la presunzione insolente di poter parlare di tutto solamente perché si è letta la Bibbia (sarà poi vero?) e qualche lavoro delirante di teologia medievale. Io queste cose non le ho lette, in compenso ho letto (e studiato) moltissimi testi sulla cultura celtica e gaelica, inclusi saggi antropologici e storici in adozione all’università di Edimburgo nella quale mi trovo a studiare adesso. Ragion per cui mi trovo nella posizione di poter dire, senza timore di sbagliarmi, che l’origine di Halloween non risiede in alcun “rito” e che nessuno celebrava alcun dio delle tenebre. L’errore più grossolano e a mio avviso piazzato di proposito e in malafede, è l’attribuzione a questo fantomatico dio delle tenebre del nome Samhain. Parola che etimologicamente sembra significare semplicemente “fine estate”, e che tutt’oggi, in lingua gaelica, indica il mese di Novembre. An t-Samhain è la forma con articolo e t- eufonica.
Mi fa ridere l’uso degli epiteti usati per descrivere i druidi: sacerdoti-stregoni, doti magiche ed esoteriche... parole che colpiscono l’ignorante con un timore riverenziale che lo spinge a rifugiarsi nel grembo del presbitero. Mi fa ridere perché i druidi non vantavano, tra le altre cose, di avere il potere magico di tramutare il pane nella carne di un tizio presumibilmente morto duemila anni prima, o di tramutare del vino nel suo sangue. Comunicavano con gli dei, e tanto quanto i nostri preti moderni, si arrogavano il diritto di sapere cosa volessero gli dei, e il volere delle loro divinità, guarda caso coincideva, allora come oggi, nel volere di loro medesimi.
L’origine della festa di Halloween non è poi così chiara come qualcuno che ama inventarsi informazioni false e distorcere le poche di cui dispone vorrebbe farci credere. Tanto per cominciare nell’articolo si parla della leggenda di Jack o’Lantern come di una tradizione inglese. Altra toppa clamorosa perché la leggenda non è inglese ma irlandese, come indica il nome stesso del personaggio (o’ come forma apostrofata di of è un elemento tipico dei cognomi irlandesi, analogo al Mac scozzese – o’ Neill, o’ Brian, o’Connel etc.).
Questo basta per screditare tutto quanto viene detto dopo perché dimostra il livello di preparazione dell’autore, ciò nondimeno proseguiamo. L’origine di Halloween pare fosse un semplicissimo capodanno, che divideva la stagione dei raccolti da quella invernale; dal momento che i Celti avevano una visione ciclica, e non lineare, della storia, sembra credessero che tra un ciclo e l’altro ci fosse una sorta di frattura in virtù della quale le anime dei trapassati potessero accedere al mondo dei vivi. 
La zucca vuota è il simbolo di un’anima vagante, che non ha pace, per la città.
Toppato di nuovo! Nemmeno gli storici e gli antropologi sanno con sicurezza l’uso esatto e l’origine della zucca…volete che lo sappia un tizio che non sa nemmeno scrivere in italiano?
A beneficio del lettore curioso, riporto che le origini ipotizzate per la zucca sono:
1) Uno spauracchio per gli spiriti malintenzionati.
2) Semplicissime lanterne di fortuna per fare un po’ di luce in una notte particolare.
3) Rappresentazione di anime del purgatorio.
Tenete conto che questa usanza è attestata ufficialmente soltanto dal XIX secolo, in un periodo in cui i popoli gaelici erano completamente cristianizzati, e anche parecchio fondamentalisti (nelle Ebridi la domenica è obbligatorio starsene a casa a riposare, e nelle isole più a sud è ancora forte il cattolicesimo, sopravvissuto fin dal medioevo!) dubito che tali contesti avrebbero permesso il fiorire di satanismo ed esoterismo. Tanto più che non è raro intagliare le zucche con croci e frasi del tipo “I love Jesus”.
L’origine del dolcetto o scherzetto è ancora una volta dibattuta: alla chiesa piace raccontare che i bambini siano travestiti da mostri infernali e satanici che minacciano ed estorcono beni sotto minaccia  di tormenti irraccontabili. L’origine più plausibile però è la tradizione scoto-irlandese di donare dolci, cibo o addirittura denaro, ai bambini che giravano di casa in casa nei villaggi cantando o raccontando storielle ai padroni di casa che poi li ricompensavano. Qualcun’altro suggerisce che venga dall’usanza di preparare un piatto in più per i morti di famiglia che sarebbero ben accetti alla tavola e anzi, sarebbero invitati a ricongiungersi ai loro familiari in vita e cenare con loro.
Accidenti che roba satanico-occultistica eh? Come sono macabre le caramelle a forma di teschio! Certo, perché i biscotti “ossicini dei morti” che abbiamo noi in Italia tracimano allegria e spensieratezza.
Halloween oggi, nei paesi in cui si è sempre celebrato, come la Scozia, è soltanto un carnevale che spezza il periodo tra l’estate e il natale. Oltre al “dolcetto o scherzetto” dei bambini, sono comuni le feste in maschera, anche all’aperto, e quelle in famiglia, con giochi tradizionali come il dover mordere una mela che galleggia in un catino o che penzola appesa a un filo tutta ricoperta di caramello appiccicoso. Intagliare la zucca è solo una forma povera di espressione artistica, e io l’avevo fatto alle elementari con mio nonno, il quale non si sarebbe mai immaginato di avviarmi al satanismo o all’occultismo così facendo. E direi che ha avuto ragione, visto che con il soprannaturale non ho mai avuto (né voluto aver niente) a che fare.

Festeggiate, se volete, quello che volete e come volete, ma lasciate il prossimo libero di fare le sue scelte.
Se i giovani trovano i santini e i sermoni noiosi e lontani dalla loro sensibilità, sta all’adulto intelligente cogliere il messaggio, e vista la anti-propaganda becera contro Halloween, direi che il messaggio non è ancora stato recepito.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Wallace73 ha detto:

    Ogni anno la stessa storia… Lo scorso anno ho passato più tempo a spiegare inutilmente a cattolici che Samhain non è una festa per invocare il diavolo come loro asserivano grazie a pubblicazioni online e cartacee cattoliche. E tutto veniva detto in completa malafede dal cardinale di turno, perchè è evidente che loro stessi sanno come stanno veramente le cose, ma fa comodo ogni anno tirar fuori per approfittarsi dei loro fedeli.

  2. Martina O. ha detto:

    Ricordavo questo tuo post, e visto il periodo sono andata a ripescarmelo.L'ho anche condiviso sulla mia pagina Facebook, spero non sia stato un errore (ho pensato dopo di chiedere il permesso. Nel caso fosse un problema provvederò a cancellarlo >.<).A proposito di tradizione, io vengo dalla Sardegna e – Wikipedia come fonte – il 31 Ottobre è una data che rivela radici lontane anche qui:"In Sardegna è conosciuta come Is Animeddas, Su Candeleri, Su mortu mortu, Su Peti Cocone, Su Prugadoriu o Is Panixeddas a seconda delle zone ed è una tradizione antichissima e prevede anch'essa di andare per le case a chiedere del fare del bene per le anime dei morti. In alcuni paesi del Goceano, subregione della provincia di Sassari, è inoltre usanza intagliare le rape e esporle illuminate con lumini durante la notte dei morti."Giusto per sottolineare quanto il mondo sia sempre stato uno solo, con usanze diverse sì, ma anche con radici e bisogni simili. 🙂

  3. Roberto Pagani ha detto:

    Figurati! Condividi quello che ti pare! Più gente raggiungo e meglio è ;)Le "tradizioni" vere o presunte che siano andrebbero lasciate libere di sopravvivere, evolversi, morire o risorgere, perché servono l'identità di un popolo e tale identità cambia e si evolve attraverso le epoche. Le usanze cristiane sono state più o meno brutalmente imposte e han cercato di far piazza pulita dei culti precedenti, ma fortunatamente ne si è conservata la memoria, e ben venga che la gente li ripeschi e li riproponga.Bellissime le rape intagliate, la Sardegna è una terra antichissima e molti ricca di cose interessanti, ma non dirlo a nessuno scozzese delle rape. Usarne una come lumino è un sacrilegio: in Scozia le rape vanno rigorosamente mangiate arrosto insieme alle patate! hahaha

  4. Roberto Pagani ha detto:

    Esattamente. L'unico vero problema è che la chiesa sente che sta perdendo terreno perché tenersi al passo coi tempi significa minare la sua credibilità basata su dogmi e tradizioni (ovvero sul nulla), per questo si oppone a tutto quello che è "altro" e non direttamente emanato o collegato a lei stessa.

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