Learning tips per lo studio delle lingue

     In questo post voglio riassumere alcuni consigli per chi è interessato allo studio delle lingue. Alla fine è la cosa più vicina a una “professione” di cui mi sono mai occupato. Ho dato ripetizioni a ragazzi dalle medie fino all’università, ma non indirizzo questi consigli a chi insegna. Purtroppo, per loro c’è poco da fare. Non potete spiegare ai vostri insegnanti come insegnare (ed è un peccato, perché dopo qualche anno spesso ci si dimentica la prospettiva dello studente), ma c’è molto che potete fare nel vostro studio privato, che dovrebbe essere il grosso del lavoro. Oggi l’apprendimento delle lingue è qualcosa di imprescindibile, non potete vivere se non conoscete un po’ di inglese, a meno che non vi dispiaccia di essere tagliati fuori dal mondo. Inoltre, parlare solo una seconda lingua, non è più nemmeno sufficiente: bisognerebbe puntare a parlarne almeno tre. A prescindere dall’aspetto pratico, studi hanno mostrato come il cervello dei bilingui funzioni apparentemente meglio di quello dei monolingui. Altro che sudoku o settimana enigmistica.
     Io personalmente ho preso la cosa piuttosto sul serio, anche perché le lingue mi piacciono, e ad oggi sono madrelingua italiano, parlo l’inglese come lingua di tutti i giorni, me la cavo con norvegese e francese, comprendo abbastanza lo svedese parlato e il danese soprattutto scritto, mi sto creando un’infarinatura di gaelico e ho qualche nozione di islandese. Inoltre parlo bene un dialetto lombardo – per quelli che si metteranno a ridere, i dialetti italiani fuori dalla toscana sono tecnicamente “lingue” separate, e come sappiamo, spesso non mutualmente intelligibili. Un norvegese capisce benissimo uno svedese che parla nella propria lingua. Io ho seri problemi col dialetto bergamasco parlato a 50 Km da dove abito. Per questo non sottovalutate l’importanza dei dialetti.  Se ne parlate uno, è comunque una lingua in più da gestire per il vostro cervello, per cui un ottimo allenamento. Vi mette già in condizione di dover fare i conti con sistemi fonologici, morfologici e sintattici, quindi rende la mente più duttile di fronte alle stranezze delle altre lingue.

     Spesso diamo per scontato che con l’età si diventi rimbambiti, che i bambini assorbono le lingue senza sforzo, e che noi siamo impediti e dobbiamo fare “fatica” per imparare nuovi idiomi. Quello che ci sfugge è che noi abbiamo un vantaggio colossale che diamo per scontato: parliamo già una lingua. Siamo già familiari con un’infinità di concetti che i bambini non riescono a cogliere, abbiamo un magazzino di terminologia medico/scientifica, botanico/naturalistica, e così via, che rende facilissimo passare dalla lingua base di conversazione (una volta che la si è padroneggiata) alla lingua accademica, in particolare se il vostro obiettivo è imparare una lingua europea. Questo perché la terminologia scientifica ha le sue basi nel greco e nel latino, ed è simile in tutte le lingue europee, per cui, per assurdo, se avete studiato letteratura italiana al liceo, troverete più agevole discutere sul metonymy, metaphors, synecdoche, anastrophe, oppure su ulcer, lactose and gluten intolerance, laryngitis, o ancora su photosyntesis, tundra, hybernation, volcanic crater, eruption etc. che non su cose tipo hoover, logs, cutlery, lawn, shovel, coal, mug, etc., tutte parole di situazioni quotidiane e semplici, che però fatichiamo a ricordare perché molto diverse dai loro corrispettivi italiani (per chi fosse curioso, sono: aspirapolvere, legna da ardere, posate, prato, badile, carbone e tazzona). D’accordo, queste cose richiedono più tempo che a un bambino, ma a voi non costa nessuna fatica imparare gengivitisdesertification, fiscal devaluation, debt equity, anorexia, obesity, perché avete già la parola e il concetto in testa, si tratta solo di anglicizzarli un po’. Un bambino impiega tre anni a padroneggiare le basi della sua lingua. Un adulto può farlo in tre mesi, e in tre anni può raggiungere il grado di articolazione e complessità proprio dei madrelingua istruiti che hanno studiato nella loro lingua per una dozzina di anni.

     Il punto è però studiare la lingua che ci interessa/serve in modo efficace, e qui trovate gli umili consigli di uno qualsiasi che potete tranquillamente far vostri se credete che l’autore sia degno della vostra fiducia:

 Fate meno affidamento sulla grammatica: conosco troppi, troppi ragazzi che considerano lo studio della grammatica come il metodo più rigoroso e infallibile. Spesso questa gente viene dal classico, e ha il difetto di trasferire il metodo di studio delle lingue morte su quelle vive, con il risultato che riescono a scodellarti liste di paradigmi, regole di sintassi, puntiglioserie sulla grafia etc., ma non riescono a formulare una frase in tempo utile. Sono le classiche persone che pensano una frase corretta, abbastanza elaborata ed efficace, ma poi al momento di emetterla dal cavo orale si inceppano e sorridono imbarazzati. Mentre nello scritto producono rigurgiti in stile manzoniano con errori di registro, collocazione e quant’altro.
     Quello che queste persone che studiano lingue morte non vogliono capire, è che se quando traduci Cicerone sbagliando un complemento ti rovini la carriera, quando si tratta di parlare conta di più riuscire a trasmettere un messaggio, magari girando intorno ai buchi di vocabolario che capita di avere. Non serve conoscere a mena dito le regole se poi non si sa parlare. Meglio buttarsi da subito con la pratica orale e rifinire il tutto man mano, come esercizio di appoggio. Se avete quell’idea malsana secondo cui prima di azzardarsi ad emettere un qualsiasi suono bisogna avere una “solida base grammaticale” (talmente solida che non serve a un tubo), fidatevi che a parlare una lingua non ci arriverete MAI.
– Non ossessionatevi sul vocabolario: per esperienza personale, una volta che si è raggiunta un minimo di padronanza, le lacune di lessico non sono quasi più un ostacolo, perché si riesce sempre a girare intorno dicendo “sai il coso che fa la tal cosa?”. Non crediate che serva chissà quale equipaggiamento lessicale per iniziare a parlare una lingua. Memorizzare dozzine di parole tipo astuccio, aspirapolvere e servizio sanitario nazionale serve solo a farvi perdere tempo. Io non ho mai studiato liste di vocabolario. Se fate tanta pratica vedrete che le parole le assorbirete a forza di usarle, e non ripetendole da liste che poi dimenticate dopo qualche ora.
– Non aspettate il momento magico: è una bella e piacevole illusione, il credere che ce la si possa fare studiando come matti giorno dopo giorno e svegliarsi una bella mattina con le frasi perfette che escono da sole, grazie alla mole di dati assorbita negli anni precedenti. Quelli che studiano inglese dalle elementari, e nonostante questo non sanno proferir parola, ve lo possono confermare.
     Il problema è che una lingua è molto di più che un semplice insieme di mattoncini che una volta raccolti possono essere assemblati a piacere. La sua struttura va costruita progressivamente in testa, e deve essere rinforzata col tempo, tenendo ogni parte allenata. E’ un errore madornale dalla parte dell’insegnante quello di pretendere che l’allievo digerisca vagonate di dati che poi potrà ricucire magicamente. L’apprendimento linguistico non funziona così. I bambini, per parlare, non aspettano di sapere che è sbagliato dire “facete”, perché “fare” è un verbo irregolare; dicono “facete” un po’ di volte, e a forza di essere corretti e/o sentire gente che dice “fate”, imparano la regola, ma nel frattempo sanno già come comunicare efficacemente con chi sta loro intorno. Se dite, come è capitato a me mentre riportavo una mia disavventura con il nostro coniglio, “feeded”, state commettendo un errore: il verbo to feed è irregolare, e al passato fa fed non feed+ed come dovrebbe essere se il verbo fosse regolare; ma niente di rotto: come noi capiamo cosa vogliono dire i bambini che dicono “facete”, gli inglesi hanno capito che io volevo dire “fed”, mi hanno corretto, e io ho imparato il verbo in un attimo grazie alla situazione che mi è rimasta impressa, senza dover star lì ore e ore a ripetere verbi come un ebete. Tra l’altro, all’epoca riuscivo a parlare tranquillamente inglese in ogni caso. Se chiedete a un liceale qualsiasi è facile che imbrocchi il verbo irregolare giusto, ma state sicuri che intorno ad esso difficilmente riuscirà a piazzarci qualcosa di senso compiuto che suoni vagamente inglese.
 Diffidate dei corsi costosi: i rumeni o gli indiani imparano l’inglese guardando la televisione. Cosa vi fa pensare che voi siate meno intelligenti di loro? L’unica differenza è che loro non sono pigri e a caccia di scuse quanto voi. Se avete un computer (e se leggete questo post dovete averlo per forza) potete accedere a miliardi di risorse di diverso tipo. Cercatevi un buon youtuber che parli la lingua che ti interessa e seguilo, leggete brevi articoli su siti di notizie, articoli di Wikipedia o usate il telefono e i videogiochi nella lingua che vi interessa dopo averci familiarizzato con l’italiano come lingua impostata. Sono tutte risorse a buon mercato e fidatevi che vi faranno imparare più inglese che non l’ascoltare i dialoghi di Mr. O’Brian alla dogana dell’aeroporto propri di quei corsi da 50€ che promettono di farvi imparare l’inglese in 30 giorni. 
– Evitate di prendere la questione troppo sul serio: qui viene fuori tutto il mio odio per quegli insegnanti mummificati che non sanno quello che stanno facendo. Parlo di cui tristi esseri che assegnano 5 pagine di verbi irregolari inglesi da studiare a memoria, con il risultato che, per qualche mese al massimo, gli studenti saranno in grado di dirti il passato e il participio passato di verbi inglesi come beget (verbo biblico che sta per “generare”), beseech (supplicare, torna utile quando si legge la Bibbia o Shakepseare, ma nel parlato non lo usa più nessuno, per cui tempo che si arriva a leggere Shakespeare e uno se l’è già dimenticato e deve ricercarselo sul dizionario), creep (gattonare), forsake (in conversazione si usa solo abandon, mentre forsake suona antiquato e si trova raramente nello scritto). Tutti verbi davvero utili e che contribuiranno al successo della gita scolastica a Londra, dove i ragazzi passeranno il tempo parlando tra loro in italiano e sghignazzando imbarazzati di fronte al cameriere che chiede loro se può aiutarli in qualche modo, senza poter capire/proferire alcunché.
     Se vi mettete a studiare, ripeto, lingue vive come fossero morte, avete perso in partenza. Se per una lingua che serve per la lettura di testi antichi è accettabile imparare liste di desinenze e coniugazioni, per una lingua viva risulta più utile assorbire la grammatica mentre si passa attraverso dialoghi o testi. Anche se, come nel mio caso, considerate le lingue qualcosa da cui trarre piacere, piuttosto che meri strumenti pratici, non potete negare che il motivo per cui si impara una lingua viva è, in ultima istanza, per avere la possibilità di parlarla.
     Per questo, se partite subito con l’idea di spulciarvi un barboso libro pieno di tabelle e schemi, magari pagato 25€, convinti che una volta memorizzatone il contenuto saprete mettere insieme dei discorsi, siete senza speranza. Studiare lo spagnolo come si studierebbe il babilonese vi fa sentire dei fighi, vi dà l’impressione di seguire il vecchio metodo rigoroso e dotto, ma non vi aiuta ad imparare un accidente, e a breve andare vi stuferà e vi farà abbandonare il campo. Non riuscirete a comprendere il parlato perché vi mancherà l’esperienza di ascolto, non saprete usare le giuste intonazioni, e non avrete nessun tipo di fluenza nel creare frasi. Semplicemente, avrete in mano molte regole, ma non saprete spiccicare una parola. Utile per chi legge Catullo, ma non per voi.  Se partite piano piano con qualche frase o espressione anziché badilarvi con clavate di grammatica, vi sentirete anche più soddisfatti e motivati. Per non parlare del fatto che potrete fin da subito spiccicare due parole con i locali in situazioni di bisogno. Alla fine imparare a chiedere indicazioni stradali lo si può fare in una settimana di allenamento, ed è una competenza utile e immediatamente spendibile. 
    Sì, d’accordo, la grammatica è quasi indispensabile, vi dà molta sicurezza e per certi versi vi velocizza un po’. Leggete pure tutta la grammatica che volete, che male non vi fa. Solo, badate di non farne l’unico esercizio linguistico, perché non ci andrete lontano.

– Fate pratica continua: non pensate che vi bastano i dieci minuti di esercizi dove dovete completare le frasi riempiendo i puntini di sospensione con una congiunzione. Dovete fare uno sforzo di immaginazione, e rendervi conto che imparare le lingue non solo richiede buone quantità di tempo e sforzi, ma si fa molto meglio se ci si diverte. Esattamente come per i bambini che non ricorderanno mai una singola data di storia ma sapranno a memoria i 600 e passa nomi dei Pokémon tutti in fila. Questo perché ai bambini piacciono molto i Pokémon, ci passano delle ore giocando e scambiandoseli, mentre la storia gli fa solo cadere le p…raccia. Se vi interessa la cucina, cercate siti di ricette in inglese e leggetevi dei forum, guardate i video di Gordon Ramsay, Jamie Oliver e Nigella Lawson in lingua originale da youtube. Vi imparerete tutti i tecnicismi e i nomi di erbe, spezie e tipi di coltelli da cucina in un batter d’occhio perché sono cose che vi interessano, e nel frattempo sarete esposti ad un’infinità di espressioni linguistiche di base che potrete riciclare nei vostri discorsi rendendo il vostro inglese fluido e naturale. Se amate gli insetti leggetevi articoli di Wikipedia sull’argomento e saltate tra articoli correlati. Ascoltate video su youtube di gente che secondo voi parla un inglese chiaro e comprensibile, come il famoserrimo David Attenborough, il Piero Angela inglese. Riguardate gli stessi video decine di volte finché non li avete imparati a memoria, e poi ripeteteli. Magari memorizzate degli sketch dei Simpson, o stralci di Star Wars, se vi aggradano. Imparate dei dialoghi e ripeteteli prima nella mente e poi a voce. E non dite che non potete farlo, tutti gli adolescenti si imparano a memoria dialoghi di film demenziali tipo American Pie, o I Griffin. Voi potrete facilmente ricordarvi le esplosioni di Gordon Ramsay o le frasi sensuali di Nigella Lawson mentre ondeggia le sue…sì, avete capito.

– Non trascurate l’accento: L’accento è molto importante, non solo perché fa la differenza tra un buon parlante e un ottimo parlante, ma anche perché, in molti casi, rende difficile ai madrelingua il comprenderci. Noi italiani abbiamo il vizio di appiccicare vocali ovunque e pronunciare ogni lettera. Questo rende difficile agli inglesi di capirci, perché parole come “good, well, cut, sit” [gʊd, wɛɫ, kʌt, sɪt] le pronunciamo [guddə, wɛllə, kattə, sittə], che a loro suona come “goodder, weller, cutter, seater(?)”, per via di quella vocale atona che non riusciamo proprio a non pronunciare. Esiste l’erronea convinzione che non importa quanto uno sembri idiota e ragliante alle orecchie di uno straniero, fintanto che la sua grammatica è perfetta.
     Niente di più sbagliato: la grammatica perfetta non impressiona più nessuno perché è qualcosa che si studia e si pratica tradizionalmente. Mentre l’accento è universalmente considerato qualcosa da iperuranio dell’apprendimento linguistico, che richiede talento naturale per essere padroneggiato. Balle. Il fatto che a differenza dei neonati, voi adulti abbiate già l’eloquio limitato da certe regole proprie della vostra lingua madre che avete assimilato, non vi impedisce fisicamente di muovere bocca e lingua in un modo meno italiano. Per cui non saltate a piè pari l’apprendimento delle sottigliezze del tipo “pull e poule” in francese o “and, hand e end” in inglese con la scusa che è il vostro accento e tanto vi capiscono lo stesso: queste parole, nonostante il modo di parlare della vostra prof., vi assicuro che non si pronunciano allo stesso modo.     Pensate agli stranieri che fanno domande in italiano, dove le frasi interrogativo non sono distinte da quelle affermative grazie alla sintassi ma solo per mezzo dell’intonazione. E’ molto dura imparare l’intonazione delle interrogative italiane, perché la voce deve salire e poi scendere in un certo modo. Però non è qualcosa che uno straniero può ignorare. Altrimenti come facciamo noi a capire la differenza tra “Stai bene” e “Stai bene?” se lui li pronuncia con la stessa intonazione? Ve lo immaginate uno che continua a ripetere “Stai bene!” quando in realtà vuole dire “Stai bene?” e voi continuate a ringraziarlo quando lui, invece, vuole sapere in che condizioni vi trovate? Ecco. Non venitemi a dire che l’accento è una cosa secondaria o accessoria. Non lo è.
    La pratica con l’accento si fa facilmente ascoltando registrazioni, memorizzandole e ripetendo accuratamente il modo di parlare della persona che ascoltate. Io mi ero buttato sul senatore Palpatine di Star Wars e Gandalf. Entrambi inglesi e con un accento veramente elegante, se non un po’ formale. Quello che vi consiglio è di provare con i presentatori in studio di BBC news. Evitate di scegliere qualche accento americano perché vi sembra più facile, avendo dei suoni più sbragoni e approssimativi rispetto all’inglese britannico. Mezzo mondo imita con successo l’accento americano, ma solo l’1% dei britannici parla con la prouncia standard (la cosiddetta “Received Pronunciation”, o RP), e quell’1% è stimato e riverito (oltre che invidiato) dal resto del mondo anglofono.

– Cercate di comunicare con dei madrelingua: se siete timidi, molto semplicemente, scantatevi. Se non l’avete capito da qualche mio post precedente, io stesso ho dei seri problemi a relazionarmi con gente che non conosco. Mi viene voglia di fissarmi le scarpe e serrare le labbra nella migliore delle ipotesi, o scappare a nascondermi in un angolo nella peggiore. Eppure, facendo un piccolo sforzo, riesco a incontrare tante persone la cui conoscenza si rivela davvero preziosa (l’ultimo è stato un brasiliano che ci ha fatto risparmiare portandoci in giro in Irlanda a vedere una destinazione che ci sarebbe costata 50€ se l’avessimo visitata con un tour, per non parlare della gente di Couch Surfing, persone che non conoscete se non al momento di farvi venire a prendere per essere portati a casa loro e ospitati GRATIS, risparmiando centinaia di € di alloggio).    Potete iscrivervi a qualche forum su un argomento che vi interessa, nella lingua che volete imparare, e cercare di leggere i post e magari partecipare alle discussioni, oppure potete cercare i forum sulla cultura italiana nella lingua cui siete interessati, così da poter dare, eventualmente, preziosi consigli a chi organizza viaggi nel vostro paese, o che so io. 
– Non pensate che vi basti andare in vacanza per imparare una lingua: tralasciando l’idiozia di gente che si illude di poter assimilare una lingua all’estero standosene seduta in spiaggia e conversando con i propri amici nella propria lingua madre, questa è la cosa più ridicola che mi sia capitato di sentire.
“Avevo pensato di fare lingue, ma poi ho scelto giurisprudenza. Tanto a me piace viaggiare e se dopo vado lì la lingua me la imparo sul posto”.
     Certo. Intanto l’idiozia di una che ama viaggiare e si sceglie una delle materie meno spendibili in ambito internazionale, visto che studiare la legge italiana difficilmente ti torna utile all’estero -ho parlato con un ragazzo in coda per la domanda Erasmus che veniva da giurisprudenza e mi ha detto che era impiccato con gli esami visto che doveva fare specialmente cose non collegate alla giurisprudenza, tipo storia, perché è difficile che ci siano corsi di diritto italiano in Inghilterra o che so io-, inoltre tenete conto che non è assolutamente possibile imparare una lingua per osmosi, a meno che tale lingua abbia un buon grado di intelligibilità con la vostra (come lo spagnolo), altrimenti rimarrà un perpetuo ammasso di gorgoglii a voi incomprensibili. Quindi un certo grado di studio sistematico è sempre necessario.
     L’anno scorso ho letto sul gruppo di Facebook del mio corso di laurea, come una ragazza che aveva vissuto un anno a Londra avesse fallito miseramente l’esame di lingua inglese II. Io non avevo vissuto un anno da nessuna parte, ma all’esame ho preso trenta, e credetemi: non era perché avessi secchiato sulla grammatica, anzi! I libri quasi non li avevo aperti, i compiti li facevo al momento sedendomi in fondo (non prendete esempio da me, vi prego) e non ho mai speso un minuto della mia vita a memorizzare vocaboli o regole. Semplicemente, quando incontravo qualcosa di nuovo, o me lo appuntavo, o lo ripetevo a mente due o tre volte per poi passare oltre e provare dopo cinque minuti a controllare se me lo ricordavo. Ho speso consistenti quantità di tempo a memorizzare video inutili da youtube e a ripeterli come un idiota. Così facendo, si abitua la bocca a muoversi attaccando suoni e parole per noi difficili e ostici, e si imparano una valanga di espressioni e collocazioni. Ma non crediate che vi basti passare qualche settimana di vacanza per imparare alcunché: io stesso ho peso qualche settimana all’anno per almeno 4 anni in Croazia, e non ho mai imparato un accidente di serbo-croato (una cosa che rimpiango genuinamente).
     Esiste un tizio, il “poliglotta irlandese” (lo trovate qui: http://www.fluentin3months.com/ ), che si è posto come obiettivo di imparare l’arabo d’Egitto in Brasile. C’è riuscito. Credetemi, il contatto diretto con i madrelingua non è sempre esattamente necessario, e di sicuro non è mai, mai sufficiente. Non campate la scusa di “non avere nessuno con cui…”, posto il fatto che sulla rete questo qualcuno lo si trova facilmente, prima di tutto dovete darvi da fare voi, ma come ho detto sopra, non deve essere necessariamente lavoro duro e snervante. Se siete un po’ nerd non vi costa fatica guardarvi l’intera serie di Harry Potter per 25 volte al mese, se non siete nerd trovate qualcosa di meno ossessivo su cui fissarvi, ma fate in modo che vi interessi o vi coinvolga quello che state facendo.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Rici Nì Saorsa ha detto:

    Che dire? Sono d'accordo su tutti tuttissimi i fronti!!!! ^^ Soprattutto sulla questione dei dialetti:"i dialetti italiani fuori dalla toscana sono tecnicamente "lingue" separate, e come sappiamo, spesso non mutualmente intelligibili. Un norvegese capisce benissimo uno svedese che parla nella propria lingua. Io ho seri problemi col dialetto bergamasco parlato a 50 Km da dove abito. Per questo non sottovalutate l'importanza dei dialetti. "Diamine, questa è la mia bibbia! Quante volte, recitando una poesia nel mio dialetto, mi sono sentita chiedere se parlavo etrusco??? Il dialetto piacentino, lingua principale di mio padre, è persino codificato, con tanto di dizionario! E scriverlo non è per nulla facile… O_o Ed è pazzesco vedere come la lingua vari anche soltanto da valle a valle, tra paesi distanti magari solo 15km. Forse, chiamarli dialetti è la cosa che li riduce a secondari. Quando parlo del dialetto di mio padre, qui in Irlanda, parlo spesso di "lingua locale" anziché di dialetto. E diamine se è utile! Parlare dialetto ti rende bilingue. Parlare dialetto ti aiuta un sacco nello studiare lingue straniere. Per esempio, quando studiavo francese alle elementari, per fare un esempio della U francese, contrapposta al suono OU, la maestra usava come esempio la parola "uga" in dialetto locale (scusami per la mancanza della dieresi, ma con questa tastiera mi risulta complicata :P). C'erano poi diversi studi scientifici che dimostrano come le persone bilingui abbiano una maggiore elasticità mentale, una maggiore facilità di apprendimento e concentrazione e un cervello in generale più allenato. E io penso che chi parla correntemente italiano e almeno un dialetto possa a tutti gli effetti essere considerato bilingue! 😀 Perchè, nonostante ci sia chi lo pensi, i dialetti non sono diverse versioni di italiano, non sono una lingua italiana con un diverso accento. Non è come sentire parlare in inglese un americano o un irlandese.Aggiungerei che, come per ogni cosa, anche per lo studio delle lingue devi essere portato: c'è chi potrebbe studiare una lingua decenni e non riuscirebbe a formulare una frase di senso compiuto, c'è chi potrebbe imparare una lingua in due settimane come Schliemann con il russo nella soffitta olandese (Conosci la storia? L'ho letta nel libro di C.W. Ceram "Civiltà sepolte". Favoloso libro e favoloso capitolo sullo scopritore di Troia, che imparava le lingue con una facilità stratosferica!).Direi che in definitiva questo post è un vero decalogo irrinunciabile per lo studio delle lingue! 😀 Grandissimo! 😀

  2. Clotilde ha detto:

    Purtroppo io sono una di quelle studentesse che si arrovellano sulla grammatica e sui vocaboli in maniera quasi ossessiva (arrivo da un liceo classico – linguistico, mea culpa). Ora sono d’accordo su tutti i punti e li condivido, ma ti chiedo un consiglio : come faccio a non studiare a memoria i vocaboli tedeschi?! Sarebbe proprio una liberazione! Ti prego illuminami, tu che parli tutte queste lingue così lontane dal latino, più lontane del tedesco. 🙂

    1. Roberto Pagani ha detto:

      Posso dirti che per Norvegese ed Islandese quello che faccio è leggere tanto e provare a usare il vocabolario anche inventandomi frasi tra me e me, così ho già anche l’uso nella frase allenato, il che torna utile se bisogna declinare – come in tedesco, e in misura ancor maggiore in Islandese. Imparare liste a memoria non mi aiuta. Poi può essere diverso per qualcuno, ma ne dubito fortemente: dà una sicurezza di sapere che poi non si traduce in un’immediata competenza pratica.

      1. Clotilde ha detto:

        Grazie! Allora proverò a leggere tanto in tedesco 🙂 comunque il tuo blog è davvero interessante, complimenti! !

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...