Soldi e/o sogni?

   Ora che gli esami di maturità sono praticamente finiti e molte persone stanno vivendo il dilemma esistenziale riguardante il proprio futuro, ho pensato di scrivere un post sulla scelta delle lingue scandinave all’università di Milano (o comunque là dove è data un’opzione, visto che in molte università è attivo l’insegnamento di solamente una o al massimo due lingue).
     Se il vostro problema non è ancora quello della lingua scandinava da scegliere, ma addirittura quello del corso di laurea, e non sapete se scegliere tra quello che vi piace o quello che la vostra pro-zia zitella vi dice che dovreste fare per trovare lavoro, vi rimando a un mio vecchio articolo: Pamphlet sullo studio delle lingue straniere, e mi permetto di farvi una sentita raccomandazione. Non usate troppo il cervello altrui per fare questa scelta, perché ve ne pentirete amaramente. Oggi anche gli ingegneri e i dottori faticano a trovare lavoro, e nove volte su dieci vi toccherà spostarvi per poter accalappiare qualcosa di decente, per cui evitate di andare a fare ingegneria anche se vorreste fare storia dell’arte solo perché vi dicono che a fare ingegneria si trova lavoro, perché il lavoro non è tutto. Dovete adattare il lavoro alla vostra vita, non la vostra vita al lavoro. Per cui, fatti i vostri conti, stabilite quali sono le vostre priorità, cosa volete ottenere e dove vorreste arrivare. Se siete tra i tristi individui che vogliono trovare impieghi redditizi per comprarsi un macchinone e avere tante donne al seguito…lasciate perdere questo post. Preferisco parlare a chi ha un sogno che non osa inseguire preferendo invece inseguire le aspettative altrui.
Per farvi meglio capire cosa intendo, credo non sia una cattiva idea raccontarvi come è stato il percorso che mi ha portato a scegliere lingue, e in particolare lingue nordiche:
I primi anni delle superiori ero scimmiato con psicologia, e avevo deciso che all’università avrei fatto quella. Gli psicologi prendono un mucchio di soldi. Poi mi sono stufato della psicologia e mi sono interessato alla medicina. Tutti presi bene: i dottori guadagnano un sacco, e ti ci vedo come dottore. Ok, ma io a un certo punto non mi ci sono visto più. Dalla metà della terza in poi ho deciso che avrei fatto lettere con curvatura medievale, e ho mantenuto il punto fino alla fine…o quasi. Ero davvero appassionato, avevo letto tanta roba sull’argomento, poeti stilnovisti, De vulgari eloquentia, etc. solo che a circa un mese dalla fine della 5^ liceo, mi sono svegliato e ho deciso che volevo fare lingue.
Così. Di punto in bianco.
Riflettendoci, poi, ho deciso che aveva proprio senso: fin dall’uscita di Google earth gravitavo su Scozia, Norvegia e Islanda, e visitare questi Paesi era il mio sogno irraggiungibile che occorrono una marea di soldi per realizzare. Forse così mi ci sarei avvicinato di più, chi lo sa…
Alla fine ero il migliore della classe in inglese e francese e forse valeva la pena spingermi in quella direzione.
Vista la mia determinazione, gli insegnanti mi han consigliato di andare a Pavia, soprattutto perché ci erano andati loro. Io ne ho parlato con la mia ragazza inglese, e lei, abituata a una mentalità molto diversa dalla nostra, mi ha chiesto come fosse messa Pavia nei ranking.
Non ci avevo mai pensato
     Una controllatina in rete e ho notato che nei ranking internazionali, le università che dominavano le prime posizioni erano sempre le solite: Milano statale, Bologna e Roma La Sapienza. Visto che non mi piace Roma, e che andare a Bologna sarebbe costato parecchio, mentre a Milano posso andarci facilmente in treno, ho deciso di andare a Milano. Poi cercando cercando, ho notato che Milano è l’unica università italiana iscritta alla LERU, prestigioso circolo delle migliori università per la ricerca. Tutti fattori che sul curriculum fanno la differenza, perché aver studiato all’Università di Cappella Cantone non ha esattamente lo stesso peso che aver studiato in un’università internazionalmente più prestigiosa.
Ero partito con l’idea di fare inglese e francese, ma poi ho visto che tra le opzioni c’era anche “lingue scandinave”. Bon.
Deciso.
Visto che è necessario scegliere una delle tre lingue per le lezioni pratiche, io ero partito con l’idea di fare danese. Lo svedese non mi piace, ha un suono irritante secondo me, e lo svedese non ha lettere fighe che mi fanno sbavare: æ ø å. Poi amo Kierkegaard e anche Andersen, e il nome Danimarca mi ispira davvero tanto.
Danimarca!
Sentite come suona bene!
Poi ho letto un po’ in giro e sono giunto alla conclusione che il Danese non era la scelta giusta.
Motivi?
E’ molto difficile da padroneggiare.
Ha una grafia disarmante.
Non è al top per l’inter-comunicazione scandinava. (oddio cos’è?!)L’inter-comunicazione scandinava consiste nel fatto che danesi, norvegesi e svedesi, riescono a comunicare parlando ciascuno nella propria lingua (qualcosa che, in misura minore, facciamo anche noi con gli spagnoli).
Questa possibilità nasce dal fatto che le lingue scandinave sono separate più sul piano politico che su quello linguistico. In sostanza, in Svezia parlano svedese, ma se le stesse persone facessero qualche chilometro e attraversassero il confine, molti norvegesi non sentirebbero la differenza. Tanto più che i danesi non distinguono bene tra norvegesi e svedesi: per loro sono la stessa cosa!
Detto questo, bisogna fare un distinguo importante: a causa della sua prossimità geografica, il norvegese è fonologicamente affine allo svedese, nel senso che i suoni e la pronuncia nelle due lingue sono davvero simili, e nelle zone di confine sono del tutto affini. Mentre danese e norvegese, a causa della storia politica delle due nazioni, condividono più elementi grammaticali e di vocabolario. Questo porta al detto comune che il norvegese sia una sorta di danese pronunciato alla svedese. Cosa che non è del tutto vera, ma che si avvicina alla realtà dei fatti: il norvegese assomiglia tanto allo svedese nella pronuncia e tanto al danese nel vocabolario.
Va da sé che danese e svedese sono più distanti, e infatti è sempre più frequente che danesi e svedesi si parlino in inglese, mentre i norvegesi riescono più facilmente a comunicare con entrambi.
Hanno fatto diverse studi sulla questione, e a parte la distanza linguistica più marcata, pare che gli svedesi non siano campioni di comuncazione scandinava per il fatto che sono la nazione più grande e popolata e hanno quindi una sorta di complesso di superiorità. Potrebbe benissimo essere una scemata, ma non toglie che gli svedesi non capiscano bene i danesi e capiscano i norvegesi meno di quanto i norvegesi capiscano gli svedesi.
Claro?Questo non per dirvi che siete degli allocchi se non scegliete il norvegese, anzi! Se amate Svezia o Danimarca e delle altre nazioni scandinave non vi importa un fico, ma per carità! Scegliete quello che vi piace di più. Per dirla tutta, sebbene chi studia norvegese abbia questo vantaggio, anche chi studia danese o svedese non deve tribolare più di tanto per padroneggiare le altre due, quindi alla fine è tanto lo stesso!
Inoltre, a Milano (il cielo benedica il dipartimento!) pongono un forte accento sull’apprendimento passivo delle altre due lingue: vengono studiate tutte e tre in lezioni in comune con un metodo comparativo e contrastivo, così che tutti imparano le somiglianze e differenze di modo che esse non siano più un ostacolo.

In altre parole: se per voi una lingua o l’altra è lo stesso, vi suggerirei di buttarvi sul norvegese, altrimenti scegliete pure quella che preferite!

Adesso torniamo alla questione lavoro: cosa ci faccio con la laurea in lingue?
Intanto non pensiate che “ah tanto le lingue me le imparo lo stesso”. HAHAHAHAHAHAHA! No, nonè vero. Ricordo una cretina che è stata bocciata all’esame di inglese e si lamentava perché, c’è, lei aveva vissuto un anno in Inghilterra, oh!

Questo è il miserabile appartamento in
cui ho vissuto nel mio anno ad Edimburgo,
in pieno centro, con giardino, accanto ai
Meadows, e a soli due minuti a piedi
dall’università. 200£ al mese di affitto.
Non serve essere ricchi per vivere i propri sogni
.
    Andiamo, studiare una lingua e ordinare al bar sono due cose profondamente diverse, non cadiamoci in queste concezioni da ortolani-pseudo-tuttologhi.
Per tornare alla mia esperienza, ho deciso che non voglio mai rovinarmi la salute per avere più soldi. Non serve essere ricchi per avere quello che si vuole (a meno che non si punti solo alla ricchezza), e ne ho avuto la prova perché con poche centinaia di euro sono riuscito a realizzare i sogni più importanti che avessi mai avuto: visitare Norvegia, Irlanda, Islanda e Scozia…e in quest’ultima, la mia nazione preferita, ho potuto addirittura viverci per un anno grazie a una miserrima borsa di studio! Quello che vorrei fare nel futuro è lavorare nel turismo, o nei consolati, e non escludo l’insegnamento, perché insegnare lingue è una cosa che trovo appassionante e gratificante, perché è una delle pochissime competenze scolastiche immediatamente spendibili nella vita di tutti i giorni.Non ho troppa paura per il futuro, ho vissuto un anno nei fasti e in un paese come la Scozia, con meno di 500€ al mese…direi che posso stare tranquillo. E dovreste esserlo anche voi.
Fate le vostre scelte tenendo conto di quello che può rendervi felici. Non sacrificate la vostra felicità in nome di una fumosa sicurezza che non è nemmeno detto potrete raggiungere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...