Perché andare in Erasmus?

Dopo un anno trascorso in Scozia in qualità di studente Erasmus voglio fare un bilancio di quanto ho portato a casa dall’esperienza che ho fatto. L’Erasmus è sempre più un fenomeno culturale, e il numero di studenti che ne prendono parte aumenta ogni anno. Mi sento orgoglioso di essere uno di quei ragazzi fortunati che hanno potuto approfittare di questa occasione irripetibile e vorrei, con questo post, motivare quelli che magari non sono del tutto convinti o hanno qualche ritrosia. Qui di seguito elenco i motivi che, personalmente, mi hanno convinto dell’importanza di questa esperienza. Non mi soffermo a confutare le accuse patetiche dei gelosi che gettano discredito sul progetto solo perché non ci sono andati, fatto salvo per quello che ritengo davvero importante sbugiardare: l’Erasmus è da figli di papà.
NO! L’Erasmus è per chi si sa gestire i soldi. Un minimo di aiuto dalla famiglia, se non si hanno entrate ci vuole, ma si riesce a sopravvivere tranquillamente anche se i genitori hanno un misero stipendio statale.

     1) Ho potuto sperimentare un metodo di insegnamento diverso, che mi ha fatto capire come la vecchia trippona mummificata che faceva due ore di filato a commentare tre righe di poesia divagando e dicendo stupidate non fosse l’unica alternativa sulla piazza. Ho potuto capire che meno ore di lezione non significano meno contenuti, e che dipende dall’abilità dell’insegnante fare tesoro del tempo che ha a disposizione.
     2) Ho potuto sostenere un esame annuale annuale scritto di letteratura passato a pieni voti, e che mi ha risparmiato due esami di letteratura inglese all’università di Milano che sarebbero stati con tutta probabilità disastrosi per la mia media. E qui faccio una digressione: La mia media si aggira intorno al 29, e la moda dei miei voti è il 30 e lode…tuttavia, il IV voto registrato sul mio libretto è un 23. Ricevuto al termine di un esame orale di un’ora abbondante in un bugigattolo dimenticato da dio e in una caldissima mattina di Luglio. Il giorno precedente avevo sostenuto la parte di prosa con un’altra insegnante, che mi aveva proposto un 28. Quel giorno dovevo sostenerei i due moduli di poesia e teatro con la vecchia carampana che ha aveva tenuto il corso, e che mi ha affibbiato il 23, essendo chiaramente di cattivo umore quella mattina, come testimoniava la sua espressione, e il modo acido con cui mi aveva invitato ad entrare nel suo ufficio. La parte di lettura, traduzione e commento è andata, secondo le sue parole, “molto bene”… ma riguardo ai contenuti, mi sono sentito chiedere “il ruolo che Giacomo VI sesto voleva avere nello scenario politico europeo” (dovevo dire proprio la parola “pacere”, che purtroppo non mi è venuta e all’insegnante non è bastato che le descrivessi quanto avesse fatto politicamente parlando), “il suo trattato di Demonologia”, “qualche titolo di opera giovanile di Milton” (non in programma), “La biografia di Milton”, che ho sciorinato pedissequamente citando dal suo libro vedendomi poi ridere in faccia al momento di accennare al Grand Tour, in quanto a detta sua tale viaggio sarebbe durato solo “pochi mesi” (NB. la dicitura Grand Tour l’ha usata lei nel libro inutile che ha scritto e che ci ha costretto a comprare), “i sottogruppi delle opere di Shakespeare” (anche questi non pervenuti nel programma). Di fronte alle mie difficoltà questa insegnante sbuffava, faceva facce seccate e scuoteva la testa. Infine mi dha detto, con fare seccato: “Ho già capito che tipo è lei, signor Pagani: una persona molto intelligente, ma che non studia”. Dopodiché mi ha suggerito o di accettare un 24, “un peccato però sprecare un così bel libretto!” (sfottendomi), o ridare la sua parte di esame. Dilemma che mi ha dato qualche minuto per risolvere. Sono uscito quasi in lacrime, ho fatto una telefonata e ho deciso di accettare il 24.
“Lo ridà vero?”
“No…”
La faccia le si affloscia.
Mi sbatte un 23.
Comanda l’insegnante in Italia, per quanto deficiente e ingiusto. Non c’è possibilità di appello.
In Scozia, gli esami sono scritti e vengono corretti anonimamente (essendo la parte anagrafica sigillata da una banda adesiva) prima da un professore, poi da una commissione e infine da un moderatore di un’altra università. Dopodiché vengono aperti per scoprire chi li ha sostenuti e comunicargli il voto.
A parte la procedura molto più intelligente, non si sognano mai, in Scozia, di chiederti se Giacomo voleva fare il pacere o quanto era durato il Grand Tour di Milton, specie se con tali informazioni non ci ricavi nulla alla luce della lettura dei testi. Tali informazioni sono rilevanti solo se pertinenti, e più spesso che no non lo sono affatto, per cui una domanda tipo di un esame di letteratura in Scozia sarà: “Il XX secolo ha visto il sorgere di diversi correnti di pensiero rispetto all’uso del vernacolo in relazione all’identità nazionale, discuti facendo riferimento ad almeno due autori e a loro relative opere.” Come vedete l’approccio è molto più generale, perché per sondare i particolari (e in modo molto più serio di quanto non si faccia in Italia) esistono i saggi infra-semestrali, dove si deve creare qualche elaborato da una decina di pagina su un tema molto specifico in relazione a due/tre testi, con tanto di bibliografia. L’esame serve per verificare che lo studente abbia chiare le tematiche generali e sappia articolarle in un discorso logico. Per le date di nascita e di edizione basta guardare Wikipedia.

La morale dell’aneddoto è: siate furbi e tenetevi esami con professori notoriamente imbecilli per quando andrete in università più serie delle nostre, dove troppo spesso si assiste a queste pagliacciate.

3) Ho provato l’ebrezza di vivere da solo e tenere in ordine un appartamento. Esperienza che dovremmo fare tutti.

4) Ho dovuto organizzarmi i soldi: 230€ al mese di borsa(i miei genitori ci mettevano i soldi dell’affitto, 200£ al mese, che non sono niente per Edimburgo), più qualche risparmio iniziale e paghette raccattate da nonni e zii. Il tutto mi è bastato per mangiare sempre in modo molto equilibrato, concedermi qualche sera al cinema, comprare una valanga di libri e parecchi vestiti, fare un viaggio a Dublino e uno in Islanda, prendermi tre cellulari (questo meriterebbe un post a parte), fare numerosissimi pomeriggi provando diverse tea-room etc.
Questo è stato possibile perché innanzi tutto non mi sono appoggiato all’università per l’alloggio, ma ne ho preso uno da un privato insieme alla mia ragazza. Gli alloggi più economici nell’università erano bugigattoli con servizi in comune per 400£ al mese, e spesso erano lontani dalle classi. Io ero a due minuti a piedi dagli edifici dell’università e ne ho pagati la metà, con in più l’indipendenza di non avere coinquilini fastidiosi. Inoltre, ho sempre cacciato promozioni e offerte gratuite – un giorno Lidl offriva borse piene di campioni gratuiti come promozione, mi sono alternato con la mia ragazza e in una giornata abbiamo accumulato quintali di pasta, zuppe, bibite, tavolette di cioccolato etc., all’inizio dell’anno abbiamo accumulato roba da diversi stand, comprese bibite, pizze, cavatappi, portachiavi, un pallone, due borracce e compagnia…grazie alle sim card da 90 pence l’una e al fatto che ne avessi accumulate tre o quattro nel corso degli anni, ho potuto accalappiarmi 4 snap-fax, ovvero libretti a fisarmonica contenenti offerte e promozioni nei negozi e ristoranti di Edimburgo. In genere le snap-fax si acquistano, oppure si prendono in occasione di promozioni speciali in cambio del proprio numero di cellulare o e-mail che verranno bombardate di pubblicità. Ho lasciato decine di indirizzi e-mail e ricevuto altrettante cose gratuite.
La vita universitaria all’estero è piena di opportunità, bisogna essere svegli e saperle cogliere!
5) Ho conosciuto tantissime persone provenienti da tutto il mondo. Nelle nostre università le comunità di studenti internazionali non sono ben nutrite, perché le università italiane non fanno gola agli stranieri visto come fanno pena e quanto poco offrono. Stringere contatti con gente da ogni angolo del mondo può sempre tornare utile quando si vuole viaggiare, ma rimane comunque una cosa davvero bella di per sé.Gente, se siete indecisi: buttatevici! Un’altra esperienza del genere, nella vita, ve la sognate!

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