Mezzo inverno

Siamo nel cuore dell’inverno. Viverlo così a nord è un’esperienza tutta particolare. In Italia abbiamo il vizio, che personalmente trovo irritante, di considerare i vari 21 (marzo, giugno, settembre, dicembre) come l’inizio delle stagioni. Peccato che queste date si riferiscano alla posizione della Terra nell’ellissi che descrive intorno al Sole, e siano di interesse per gli astronomi più che per noi comuni mortali.
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     Alla gente non interessa sapere la posizione della terra, interessa semmai sapere quando fare il cambio degli armadi, quando seminare e quando raccogliere, e questo non è qualcosa che si può fissare intorno ai vari 21.
Quando iniziano le stagioni dipende infatti da molti fattori, come latitudine, altitudine, influenza del mare…in Europa, generalmente, l’inverno vero e proprio inizia a Novembre, quando tutte le foglie sono cadute, inizia a far freddo, e le giornate sono vistosamente più corte. Il 21 dicembre, il solstizio/giorno più corto dell’anno, è il PICCO dell’inverno, non il suo inizio. Il 19 e il 22, e il 18 e il 23 dicembre hanno identiche quantità di luce, va contro ogni logica definire i primi “autunno” e i secondi “inverno”.
     La festa di mezza-estate di Shakespeariana memoria cade il 21 giugno, e in qualla data viene festeggiata. Non ditemi che giugno è primavera e settembre estate fino al 21. A giugno si schiatta dal caldo, mentre le foglie iniziano a cadere già verso la metà di agosto, e a ferragosto inizia a fare freschino la sera. Essendo il picco dell’estate il 21 giugno, agosto generalmente ha più in comune con maggio che con il caldo torrido estivo.
     Qui in Islanda, per tornare al cuore del discorso, l’inverno inizia molto prima che in Italia, e finisce molto dopo. Quest’anno, però, abbiamo avuto temperature definite “primaverili” dai locali, fino alla fine di novembre (dagli 0° ai 9°). Ora che siamo al culmine dell’inverno, le ore di luce sono solo 3 o 4, e le temperature scendono fino ai -13°. Nevica di tanto in tanto, e strade e marcipaiedi sono rivestiti da spessi strati di ghiaccio. Tuttavia, devo dire che il fredddo non l’ho patito se non in un paio di occasioni, e sempre quando ero fermo ad aspettare l’autobus.
    A differenza della Scozia, qui non piove nei giorni pari, non c’è bufera in quelli dispari, né entrambe le cose nei week-end. Abbiamo avuto un week-end di tormenta per una pertubazione groenlandese, e sono rimasto in casa con le riserve d’emergenza, facendo la spesa il lunedì anziché il sabato. Ma niente di sconvolgente. Per il freddo metto le calze di lana, e scarponcini per via della neve, ma molti ragazzi usano lo stesso le converse. Maglione ma anche solo felpa e cappotto, o piumino sono sufficienti. Berriola, sciarpa e guanti, ovvero né più né meno di quello che indosso in Italia d’inverno. Quando tira il vento la temperatura percepita crolla di anche più di 10° gradi rispetto a quella reale, ma si sopravvive. È bello stare in casa o incontrarsi con gli amici in qualche caffè, come Stofan, per giocare a scacchi e bere un chai. Il buio devo proprio ammettere che non è un problema. Fa sentire un pochino pigri, si fa più fatica ad alzarsi, ma durante la giornata si svolge tutto normalmente. Poi aumentano le chance di vedere bellissime aurore boreali. L’ultima l’ho vista proprio ieri sera: corso in giardino nella neve in maglietta e pantaloncini e con gli scarponcini slacciati appena un amico mi ha avvisato tramite facebook.
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Ci sono diverse attività tipiche da fare al chiuso, dato che la vita all’aria aperta è abbastamza fuori questione per via del freddo. È uso comune fare biscotti di un sacco di tipi diversi, oppure lavorare a maglia. Lo fanno anche gli uomini. Spesso la gente si porta dietro l’occorrente, va al bar con qualche amico, e mentre chiacchierano produce guanti, manopole, sciarpe e quant’altro.
Devo dire che tra neve, ghiaccio, aurore boreali, decorazioni, e comfort casalingo, l’inverno islandese è una stagiona da fiaba. Per nulla affine all’idea di stagione di gelo e stenti da Siberia sovietica a cui molti di noi pensano.

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