Sopravvivere all’inverno islandese

Una delle questioni che più preoccupano le persone che intendono spostarsi nella Terra del Ghiaccio è come sopravvivere all’inverno. Inverno che, ahinoi, non solo è freddo, ma anche lungo: inizia a novembre e continua fino ad aprile. Essendo ormai passato oltre la metà di questa lunga stagione, sento che è arrivato il momento di condividere la mia esperienza. Penso che il valore della mia testimonianza sia incrementato dal fatto che questo viene descritto dai media locali come uno degli inverni più brutti di sempre, per via delle numerose e forti tempeste.

La premessa doverosa, non mi stancherò mai di ricordarlo, è che nonostante la latitudine, l’Islanda non è eccessivamente fredda nelle aree costiere. L’entroterra canadese, o quello degli stati uniti, ma anche certe località nelle Alpi, sono altrettanto fredde se non di più. Il punto più freddo del mondo non è il polo nord. Ma un paese alberato nella siberia orientale, a sud rispetto all’Islanda. Questo significa che non è il caso di portarsi materiale da spedizione artica, e non dovrete nemmeno squartare un tauntaun come Han Solo sul pianeta Hoth ne “L’impero colpisce ancora”.image

Naturalmente ciò non implica che l’inverno non sia esente da problemi. Se il freddo non è così terribile, la neve e il ghiaccio e le occasionali bufere possono causare qualche inconveniente.
In effetti, vivendo qui ho dovuto sviluppare strategie di sopravvivenza molto sofisticate. Per esempio, come si va ad una festa elegante se è in corso una tempesta di neve? Come si fa la spesa?
Ci sono diverse cose che potete fare. Fondamentale è procurarvi qualcosa di impermeabile. Consiglio una giacca di quelle che si trovano facilmente al Decathlon, con cappuccio. Niente giacconi pesanti. Pesano. Si finisce per sudare e faticare.

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Consiglio caldamente soprapantaloni impermeabili. Se ci sono tempeste e vi tocca uscire arriverete fradici. Io, furbo, sono passato per due volte attraverso una tempesta baldanzosamente e con solo un paio di jeans. Ho avuto i pantaloni zuppi per un giorno e ho tenuto le scarpe sul calorifero per tutta la mattina. Tempeste pare ce ne siano state parecchie quest’anno, ma niente di insostenibile. Solitamente infuriano durante la notte, e durante il giorno si alternano a momenti più calmi in cui conviene affrettarsi nello spostarsi.
Quanto alle calzature, io uso scarponcini da montagna per via della neve. Tuttavia la maggior parte della gente usa scarpe normali o scarponcini, o addirittura roba di tela, come le intramontabili converse. Specie se si vive in centro non capita spesso di dover arrancare tra i cumuli di neve.
Ci si riesce a spostare anche in bici, anche se si deve fare attenzione ai tratti ghiacciati, specie se in discesa. A natale e capodanno mi sono spostato in bici per via dei mezzi che non erano in servizio. Grazie al cielo non tirava vento e la neve era fresca, per cui farmi quei 6/7 km sulla pista non è stato affatto un problema. Ho usato regolarmente la bici per fare la spesa, tenendo due borsine piene appese al manubrio. Ho sempre badato di non uscire quando erano previsti forti venti o piogge battenti, e prestato molta attenzione in curva per via del fondo stradale gelato. Non sono mai caduto.
È abbastanza normale arrivare alle feste vestiti con impermeabili e soprapantaloni, e si vede la gente fare la coda per il bagno, da dove ne esce con abiti da cerimonia e calzature di alta classe. Ci si arrangia così.
Quando piove o nevica tendo a indossare un maglione o comunque qualcosa di pesante, e sopra un giubbino impermeabile non troppo pesante. Rigorosamente col cappuccio. Altrimenti camicia e maglia, o solo maglia o solo camicia e cappotto di panno. Normalissimi jeans. Calze di cotone con gli scarponcini e talvolta di lana se ho scarpe più leggere.
È utile avere una copertura impermeabile per lo zaino. I guanti mi vergogno quasi a consigliarli visto che Reykjavík ne è un cimitero.
Scherzo. Non fate i barboni. “Chissà chi li ha toccati!”

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Per ciò che concerne il buio, devo ammettere che a me non ha causato problemi. Secondo mia madre è perché anche in Italia vivo rinchiuso nel mio sarcofago (come chiama la mia stanza), tenendo le tapparelle abbassate. Non è esattamente vero, e comunque il riflesso della luce sullo schermo del pc durante il giorno è fastidioso. In ogni caso la mancanza di luce non mi ha causato depressione. L’unica cosa che ho notato è che facevo più fatica del solito ad alzarmi la mattina, ma una volta ingranato andavo come un treno. Ho quasi sempre assunto l’olio di fegato di merluzzo. Non so se sia solo un mito che aiuti a combattere tutti i malanni dell’universo, ma io certamente non mi sono mai ammalato da quando sono qui.
Penso sia importante socializzare, altrimenti il buio finirebbe con l’avere la meglio su chiunque. Approfittare delle ore di luce per fare due passi all’aperto nella neve è un’ottima idea. Altrimenti si può passare i pomeriggi con gli amici in qualche caffè molto cozy sorseggiando cioccolata e caffè, e leggendo o lavorando a maglia. Alternativamemte potete andare in piscina. Stare a mollo nell’acqua calda col vento gelido e la pioggia sulla testa che gela nei capelli è un ottimo modo di socializzare. Io solitamente mi reco alla Vesturbæjarlaug (“piscina termale del borgo dell’ovest”), nell’area ovest di Reykjavík. Non è la più bella (quella è più lontano a Laugardalur) ma è una specie di istituzione, e durante la settimana ci passa tutta la popolazione del Paese. Ha anche il bagno turco, dopo il quale ci si può fiondare in una pozza d’acqua fredda. Potete pensare a un modo migliore di trascorrere i lunghi inverni sub-artici?
Non ho visto persone uscir di senno per il buio. Un collega australiano ha comprato una lampada UV, ma per me sarebbe una grossa spesa un po’ inutile.
Tutto sommato è stata un’esperienza interessante e particolare, e ora che le giornate si allungano mi sento quasi stranito. Vedremo come me la caverò con la luce ininterrotta dell’estate. Vi farò sapere!

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Matteo ha detto:

    Articolo molto interessante, come sempre!

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