Njáls saga trail

Settimana intensissima. Scrivo questo post mentre ingurgito la colazione. Fuori il cielo è limpido e la neve ghiacciata abbellisce il paesaggio invernale. La primavera è ancora lontana.
Questa settimana devo:
.Ripassare per l’esame di antico nordico: fare a memoria le 8 pagine di paradigmi e sapere praticamente a memoria la traduzione di 5 testi per un totale di circa 900/1000 righe, ché dovrò tradurre dei passaggi tratti da essi e senza aiuto del dizionario.
.Completare il mio paper sulle rune da presentare alla student conference dell’università di Århus in Danimarca, tra due settimame.
.Preparare un power point per la presentazione.
.Fare un esercizio di analisi grammaticale per il corso di antico nordico
.Fare un esercizio di trascrizione di un manoscritto per il corso di codicologia
.Tradurre una quindicina di righe dal vangelo di Luca per Gotico
.Non morire nell’impresa.La settimana scorsa abbiamo fatto un’escursione di un giorno per visitare i luoghi salienti della Njáls saga, l’opera forse più importante del corpus letterario medievale islandese. Non essendoci solo medievalisti sul pullman, il professore ha passato la giornata riassumendo la trama, e interrompendosi quando raggiungeva le parti che si svolgevano nelle tappe che stavamo per visitare. Il tutto condito da numerosi aneddoti climatologici e geologichi, geografici e politici. È stato molto istruttivo.image

La prima tappa è stata l’intramontabile Þingvöll (Þingvellir al plurale), o “Piana del parlamento”. Meta irrinunciabile per chiunque visiti l’Islanda. Qui si può ammirare la gola maestosa di Almannagjá, la Lögbergi, o “roccia della legge”, da cui venivano proclamate leggi e sentenze, e la graziosa fattoria con annessa chiesetta, che è oggi di proprietà del governo. Oltre ad essere uno dei punti più ricchi di storia in questo Paese, è anche una zona di ineguagliabile bellezza e interesse geologico: vi si possono osservare le spaccature tra la faglia tettonica europea e quella americana.
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La seconda tappa, pur non di pertinenza della Njáls saga, è stato l’insediamento di Skálholt (il nome non è proprio chiaro, “holt” vuol dire bosco o crinale roccioso, mentre la prima parte potrebbe voler dire sala o scodella), per secoli capitale del Paese e prima sede arcivescovile. Centro culturale attivissimo e teatro di numerosi eventi politici e culturali nel corso di quasi un millennio di storia. Esiste una nuova cattedrale, parecchio bruttina, sebbene la sede principale del vescovo sia a Reykjavík,  e alcuni edifici annessi. Riesce impossibile credere che un tempo questo fosse un fiorente centro politico e culturale. Nel sotterraneo si trova un interessante museo.

Per pranzo ci siamo fermati al Saga center, un interessante museo sulla Njáls saga in cui si trova un curioso laboratorio: alcune donne lavorano da anni a un progetto che prevede la realizzazione di un arazzo di 90 metri sul modello di quello di Bayeux, che narra gli eventi della Njáls saga. Solo un terzo è completo, ma si può ammirare il modello stampato affisso alle pareti.

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Il pranzo è stato servito in una sala ricostruita sul modello di una sala medievale, e consisteva in una ciotola di zuppa di carne e verdure, pane e burro. Durante il banchetto luculliano, il professore ci ha deliziato con la recita di una famosa Poesia islandese, arricchita da una breve lezione storico-stilistica.

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La tappa successiva è stata Hlíðarendi (“Fine del pendio”), dove sorgeva la fattoria di Gunnar, migliore amico di Njáll e uomo più valente d’Islanda, che condannato all’esilio, si volta a guardare i monti attorno alla sua fattoria, e colpito dalla bellezza (è uno dei momenti più poetici delle saghe) decide di tornare indietro, divenendo fuorilegge. Viene presto attaccato nella sua casa e ucciso. A giudicare da quello che ho visto, posso capire perché non abbia voluto partire.

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Oltre la vasta pianura, ai piedi delle Eyjafjöll (Montagne delle isole) sorge un colle ripido e isolato, che un tempo era un’isola, ma i depositi alluvionali hanno spostato la costa in avanti di diversi chilometri. Questo colle è detto Stóri Dímon, e da esso si possono ammirare il famigerato Eyjafjallajökull (ghiacciaio dei monti delle isole), l’arcipelago delle Vestmannaeyjar (Isole degli uomini dell’ovest/degli irlandesi), il meno famoso ma assai più pericoloso vulcano Hekla, che nelle fonti medievali veniva considerato la porta dell’inferno, e veniva rappresentato in quanto tale sulle mappe in epoca moderna, e il fiume Markarfljót, dove il figlio di Njáll, Skarphéðinn, scivolando spedito sul ghiaccio, mozza la testa a Þráinn in una delle scene più cinematografiche della saga.
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L’ultima tappa, Bergþórshvoll, “Collinetta di Bergþór”, è stato il teatro del rogo di Njáll e della sua famiglia ad opera di Flosi. Qui esiste una controversa che mette in discussione l’attendibilità della saga. Sul retro della collina la cima sembra come ammaccarsi (immaginatelo come un morso su una mela), e secondo la saga, in questo piccolo avvallamento, si sarebbero appostati cento uomini a cavallo. Noi eravamo una quarantina, senza cavalli, e siamo stati filmati mentre calavamo dal retro della collina urlando come berserker invasati
Qualcuno ha ironizzato dicendo che effettivamente se Flosi e i suoi avessero avuto dei cavalli sarebbe stato più difficile scorgerli, perché sedere su un cavallo islandese porta a una sostanziale diminuzione della propria statura. Come a sedersi su una pecora! Questa parentesi di ricostruzione storica è stata però davvero piacevole. Ricorda che gli accademici possono anche divertirsi senza bisogno di prendersi sempre sul serio (postilla per l’italiano medio: il prof. che ci accompagnava non era un omuncolo qualsiasi ma uno degli accademici più in vista del suo campo).

È stata un’escursione molto istruttiva, e i paesaggi islandesi danno sempre un tuffo al cuore. Tutte le tappe sono molto vicine alla capitale, per cui possono benissimo essere prese in considerazione per un’eventuale escursione.

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