Conferenziere in Danimarca?

Domenica parto per la Danimarca. Ho ricevuto una borsa da 730€ per coprire le spese di viaggio e passerò una settimana nella cittadina universitaria di Århus, nello Jutland, dove presenterò un mio lavoro di ricerca nell’ambito della conferenza studentesca sul medioevo scandinavo. Un evento consolidato in cui si dà agli studenti e ai dottorandi l’opportunità di presentare le loro ricerche ad un pubblico di pari e ricevere feedback. Sostanzialmente è un banco di prova per futuri studiosi, un assaggio di cosa significhi presentare e difendere ricerche originali in ambito accademico.
Sono terrorizzato: la mia ricerca è una sorta di analisi abbastanza concisa (ho solo venti minuti per presentare) sulle prove – o la loro assenza – per quanto concerne l’uso magico delle rune. Ho cercato di elencare le prove disponibili e offrire un quadro generale. Ovviamente è un argomento vasto che richiede numerosi esempi e referenze incrociate, ma credo comunque di aver gettato delle basi interessanti per un eventuale sviluppo del problema. Il motivo della mia paura è innanzitutto per le reazioni emotive di qualche eventuale seguace di quelle dottrine new age che vedono le rune come strumenti divinatori e altre cose del genere. Poi, ovviamente, rimane il terrore delle domande, e quello condiviso da tutti del sentirsi dire “Ma come puoi dire questo? Non hai letto X?!” e tu ovviamente non hai letto X né lo hai sentito nominare. Ma essendo un evento organizzato appunto come banco di prova, pare che il disappunto degli esimi verrà contenuto e indirzzato a farci migliorare, piuttosto che a distruggerci, che rimane comunque la prassi nell’accademia. Un ambiente amorevole e accogliente.
Mi piace molto l’idea di questa iniziativa. Dal punto di vista italiano uno non dovrebbe azzardarsi ad avere un opinione fino a che non ha sei o sette dottorati, e fino ai 50 anni dovrebbe limitatsi a digerire quintali di nozioni. Con eventi di questo tipo possiamo muovere i primi passi maturi nel mondo del pensiero critico e del dibattito accademico, senza nuocere e venendo indirizzati da chi la sa più lunga. Lo trovo un approccio molto costruttivo.
Durante la settimana sono previste diverse visite a musei, siti archeologici, e attività culturali, per cui sarà senz’altro un’esperienza arricchente.AAAA

image

Nel mentre, annoto per chi venisse in Islanda, che fino al 15 marzo, allo stadio di Laugardalshvöll c’è una fiera del libro colossale con prezzi stracciati. Quasi tutti nel mio corso si sono accaparrati il volume sui manoscritti della collezione di Árni Magnússon per sole 990 corone (7€), quando in libreria ne costa 7500 (più di 50!), oltre a una montagna di altre cose. Io ho preso una copia della Uppsala Edda per 1500 ISK (10€) anziché 4500, l’edizione per il mercato faroese della Færeyinga saga/ Føroyngasøga per circa 7€, un volume sulla storia paleografica del carattere ð> per lo stesso prezzo, un libbricino sulla lingua latina in Islanda per circa 5€ anziché i 15 della libreria, e la saga di Paperon de’ Paperoni (Jóakim Aðalönd) Islandese con copertina rigida per circa 3€. Il mio fumetto preferito, ottimo per la pratica linguistica.

image

image

Con l’università siamo passati a tradurre poesia scaldica e eddica. La prosa era uno scherzo a confronto. Mi sembra di impazzire sui versi. Per il corso di codicologia abbiamo dovuto trascrivere una pagina da un codice contenente la Njáls saga, stiamo studiando gli sviluppi fonologici della lingua attraverso i secoli per datare i testi nel corso di storia della lingua, e insistiamo con la traduzione del Vangelo di Luca nel corso di Gotico.

Nevica ancora spesso e stiamo avendo diverse tempeste parecchio severe, ma la vita procede tranquilla e senza troppi intoppi. Ci sentiamo più avanti, persone.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Alessandro Mazzi ha detto:

    Posso solo immaginare l’adrenalina.
    Sono curioso di sapere come è andata!

  2. Andrea Callegaro ha detto:

    Ciao, ho davvero apprezzato il tuo articolo e mi ha incuriosito il lavoro da te svolto nell’ abstract che hai presentato, posso dunque gentilmente chiederti se è reperibile attraverso qualche link? Mi interessa davvero molto sfatare il troppo e dilagante esoterismo che viene conferito alle rune e ai loro presunti utilizzi magici, ancor meglio se viene effettuato attraverso studi accademici accreditati. 🙂

    1. Roberto Pagani ha detto:

      Ciao! Sulla mia pagina di Academia.edu ci sono le slide della presentazione anche se sono davvero scarne perché non amo leggere dai power point (la gente dorme). Un vero e proprio transcript però non ce l’ho ancora.

      1. Andrea Callegaro ha detto:

        Ciao, come da te indicato ho scaricato il file da Academia.ed e devo dire che in buona misura sembra che molte mie impressioni e paragoni potrebbero essere corrette, mi spiego, nella tua analisi ho trovato interessante il fatto che gli incantesimi e le formule utilizzate, servissero appunto come dici tu, ” a rendere reali le intenzioni “, in questo in effetti ho trovato un parallelismo con le ” tabellae defixionum “, epigrafia monumentale e funeraria di età romana ( come nel caso di maledizioni e invocazioni, ma non solo ), e dunque, per quanto riguarda invece il passo di Tacito, credo che non lanciassero davvero pezzi singoli di legno di albero fruttifero con inciso rune, come molti tenderebbero a credere, ma, sempre sull’ esempio del mondo romano, probabilmente erano oggetti che recavano segni simili forse a quelli presenti sulle facce di un dado da gioco, non per forza numeri ma forse anche lettere, cosa che è riscontrabile anche nel lancio di oggetti divinatori per eseguire i riti lasciati appunto alla così detta ” sortes “. Questo ragionamento, sperando possa essere giusto, credo sia ancor più avvalorato dal fatto che da quel che mi risulta, ma potrei anche sbagliarmi, rune da lancio, come quelle moderne, non siano state in effetti ritrovate in nessuno scavo archeologico. Pertanto, da quel che posso dedurre, è sempre più palese che gli attuali ciarlatani sparsi per tutto il globo non siano altro che un branco di esoteristi che hanno storpiato il significato e l’ uso originale di tale scrittura, perché in effetti l’ uso principale di un sistema scrittorio, è di fatto la semplice scrittura come tu stesso hai sottolineato citando Barnes nel definire le rune una scrittura che non si differenziava affatto dagli altri sistemi di scrittura esistenti all’ epoca.

        Ad ogni modo, attendo magari una tua più esauriente delucidazione e conferma di tale mia ipotesi o, per meglio dire, interpretazione del tuo studio. Ti ringrazio ancora per la disponibilità.

  3. Andrea Callegaro ha detto:

    Grazie per la disponibilità, andrò molto volentieri a dare un’ occhiata, da collega cafoscarino alla triennale in Storia, ti auguro buon studio e un buon sviluppo di carriera. 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...