Accenti, come domarli

Con mio sommo gaudio, mi giungono sempre più richieste di persone che desiderano perfezionare il proprio accento in lingua straniera. Penso dipenda dal fatto che le nostre generazioni siano molto più in contatto con coetanei madrelingua di quanto non lo fossero le vecchie, e si rendono conto dell’enorme balzo di qualità che agli occhi dei nativi è costituito dal pronunciare correttamente la loro lingua.
Non mi dilungo troppo – l’ho già fatto in passato – sull’importanza dell’accento, ma riassumo due punti:• Avere una padronanza della grammatica a livello della trattatistica ottocentesca non serve a niente se poi si pronuncia con l’accento di Pizzo Calabro o di Pian Camuno: i nativi faranno più fatica a capire che non se aveste una pronuncia perfetta ma una grammatica da prima elementare.
• Avere un forte accento straniero rende più difficile l’esser presi sul serio.

Dunque, come fare ad affrontare questa bestia? Alcune persone hanno l’orecchio musicale, molto sensibile a sfumature e differenze risibili. Altri hanno un talento per l’imitazione, e oltre alla voce di Cheebacca, Voldemort e Frodo Baggins, riescono a riprodurre senza fatica suoni irraccontabili delle lingue melanesiche e paleo-siberiane. Gli altri faranno più fatica, spesso molta. Ma che si scantino. Non essendo un tipo sportivo dovevo uccidermi a scuola per fare esercizi idioti di educazione fisica che gli altri facevano a occhi chiusi. La vita è ingiusta e crudele e bisogna scenderci a patti. Se vi sentite incapaci sforzatevi di lavorare di più. Non è vero che una volta adulti l’orecchio e la bocca si fossilizzano sui suoni della propria lingua e non è possibile impararne degli altri.
Ci vuole tempo, e l’apprendimento della seconda lingua non è mai perfetto. Perfino bambini cresciuti in ambienti perfettamente bilingui mescolano tratti dei due idiomi che hanno appreso, e uno dei due sarà sempre più forte dell’altro in qualche campo. Il bilinguismo perfetto non esiste. Dopo anni e anni di full immersion, perfino io chbbbbbe spesso vengo scambiato per nativo dai nativi, mi faccio scappare un “she” quando mi riferisco ad una papera che attraversa la strada a Reykjavík, o dico gender anziché genre quando parlo di generi letterari. Questo anche se penso, sogno, amo, litigo, insulto e imploro in inglese ogni santo giorno.
I nativi si incartano, sbagliano la grammatica, usano lay e lie come sinonimi, less in luogo di fewer, dimenticano –s alla terza persona, dicono “them guys” anziché “those guys”, you was etc. Così come noi diciamo a volte proteggei, facete, è sua fratella, venghino e altri mirabilia del genere. Non significa necessariamente ignoranza. Quando si parla si sbaglia. Stress, distrazione, pressione, black out cerebrale, informazioni che si accavallano…non dovete preoccuparvi di parlare perfettamente perché non è un lusso che alcuno è mai riuscito a permettersi.
Quando si tratta dell’accento, l’obiettivo è imparare ad allenare la bocca in modo che si muova agevolmente connettendo suoni che normalmente non è abituata ad accostare. Mia nonna, con la sua estrazione fonetica tipicamente lombarda, fatica a dire lo Xilofono, e pronuncia lo ssilofono, se parla normalmente, ma quando la fermo e glielo faccio notare, ripete e pronuncia x più o meno correttamente, seppur con una punta di forzatura innaturale.
Non lo dico per vantarmi, ma in diverse occasioni mi sono sentito dire di avere una buona pronuncia rispetto allo straniero medio, questo perfino quando ripetevo parole o frasi in lingue che non conoscevo. Se dunque vi interessa sapere come faccio, eccovi accontentati:

  • Ascoltate. Vale anche per la lingua madre. quando parlate ascoltatevi. Accorgetevi se dite “compatibbile” o “biango”, se dite “mia mamma non vuale”. Accorgetevi che la n di pane è diversa da quella di panca, che la c di chiave non è la stessa di cuore, e che dite majjone anziché maglione. Fondamentale è che sappiate sentire le differenze e le sottigliezze. Magari nella vostra lingua madre non contanto tanto, ma potrebbero essere fondamentali nella lingua che state studiando. Abituatevi a cogliere le sfumature. Se sentite un inglese pronunciare Car, e ripetete la parola con la r biascicata solo perché siete de coccio e la vedete scritta, non state ascoltando bene. In inglese standard britannico la -r in fine parola è muta.
  • Non basatevi sulla grafia. Anche per lingue abbastanza coerenti, come il norvegese o il tedesco, basarsi sulla grafia è fuorviante se associate i simboli ai suoni italiani corrispondenti. Ad esempio, la -a del norvegese è leggermente diversa da quella italiana. Fidatevi del vostro orecchio.
  • Scegliete un accento in particolare e fissatevi su quello. Non potete fare le fighe di legno con quelle due cose che sapete dell’accento British, per poi dire “sambàdi, lav e gara gou”, imitando (goffamente, pronunce americane). Avere diverse pronunce creerà confusione e vi renderà più difficile parlare scorrevolmente, perché vi incarterete più spesso a scegliere. Una volta interiorizzati i fonemi di un accento piuttosto che un altro, anche se imparerete parole nuove da gente con accenti diversi, il vostro cervello convertirà i suoni in quelli propri dell’accento che avete imparato.
  • Imparate film a memoria. Se non siete stati abbastanza autistici da bambini potrà sembrarvi qualcosa di impossibile, ma non ci vuole tanto: basta andare in fissa con una serie o un film e guardarlo alla nausea. Prima o poi immagazzinerete tutto. Se non succede applicatevici di più! Questo serve perché non basta immagazzinare le parole o le frasi a blocchi. Bisogna far scorrere il tutto insieme, e la bocca non è abituata ai suoni stranieri, per cui rischia di incepparsi. Memorizzare dialoghi e ripeterli a raffica scioglierà i muscoli come mai vi aspettereste
    “It does make a considerable difference to me having someone with me on whom I can…thoroughly rely” (Sherlock Holmes)
    “I am appointing you to be my personal representative to the Jedi council!” (Star Wars III)
    “Authority is not given to you to deny the return of the king, steward.” (LOTR)
    “How do you prefer to die?” “Old, in my bed…and with a beautiful girl’s lips around my dick.” (GOT)
  • Non fidatevi delle canzoni. Certi cantanti dicono “Evrebbàre” perché suona meglio nella canzone, ma nella vita reale direbbero evri bòdi (bòde se sono aristocratici veri o presunti, o contadini del nord). Chris Martin in the scientist dice “Nooobaaadi said i’ was iiiiiiiseeeeea”, perché iiiiisiiiii suonerebbe proprio male, ma non vuole dire quella sia la sua pronuncia normale. Abbondano cantanti che storpiano vocali e dittonghi per fare rime che non esistono. non fidatevi delle canzoni. (“Non. seguite. le luci!”)

Questi sono i miei cinque personalissimi consigli. fatene ciò che meglio credete!

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