Ritorno ai fiordi occidentali

Continua la mia battaglia personale contro i guru dell’Islanda che va vissuta con calma, e vi racconto del mio secondo viaggio nei fiordi occidentali, questa volta in senso antiorario, al contrario di quanto feci la volta precedente. In tre abbiamo speso circa 200€ a testa di tutto, anche se ci siamo risparmiati il costo di una notte perché siamo stati ospitati da amici, altrimenti avremmo speso almeno 60€ in più. Sempre pochissimi, rispetto a quelli che vedo spendere dai turisti che prenotano attraverso le agenzie.

I fiordi occidentali dell’Islanda erano la regione che più catturava la mia attenzione, quando ero ancora un adolescente che viaggiava tanto, ma solo su Google Earth. Sono remoti, geograficamente complessi, e danno l’impressione di essere un’area colma di punti segreti e mete interessanti. Il che è proprio così.
Abbiamo trovato un tempo bellissimo per tutti e tre i giorni, cosa rara per l’Islanda, e ancor di più per i fiordi, famosi per i loro cieli plumbei.

Questo è il percorso che abbiamo seguito:

E qui il dettaglio sui fiordi:

Un consiglio che mi sento di dare, è che se volete proprio visitare ogni meta che potrebbe incuriosirvi, è meglio prendere una 4×4 e assicurarvi contro danni da ghiaia. La strada è spesso atroce. Se non volete spendere, e se vi mantenete sulla strada principale, pur essendo spesso sterrata, e se non correte troppo facendo schizzare sassi e sassolini ovunque, una macchina economica qualsiasi dovrebbe bastare, ma resta un rischio.

La nostra prima notte l’abbiamo passata a Hænuvík, nell’area di Hnjótur, presso il Patreksfjörður, in una fattoria, mentre la seconda nel capoluogo dei fiordi, Ísafjörður. Abbiamo percorso tutta la parte accessibile via auto (il nord dei fiordi, oltre l’Ísafjarðardjúp, è un’area protetta, e si può accedere solo via traghetto, normalmente con una guida esperta, ed è obbligatorio prenotare il ritorno assieme all’andata comunicando l’itinerario che si intende seguire, così che se ci si perde, i soccorsi sanno dove andare a cercare.

La cosa migliore dei fiordi occidentali, oltre al senso di vera e incontaminata solitudine dovuta al loro essere molto poco abitati dall’uomo, è la bassissima concentrazione di turisti (solo il 14% di questi ci si avventura). Sono remoti, difficili, ma ripagano dello sforzo forse meglio di qualsiasi altro posto. È l’Islanda in tutta la sua magnificenza, solitudine e gloria. Ormai il turismo di massa ha tolto quel sapore di grandiosa specialità che si poteva sempre respirare in tutto il paese: sono comparse barriere anticaduta, cordicelle che delimitano i sentieri, piattaforme di osservazione con i parapetti…e tutto questo nei fiordi si ritrova in misura minore che altrove.

Ora voglio offrire una carrellata delle mete che ho visitato, senza dilungarmi troppo:

Barðaströnd: una spiaggia che sotto il sole splendente e il cielo azzurro ricordava un atollo polinesiano, con meduse e stelle marine spiaggiate.

Rauðisandur: una vasta spiaggia alla quale si arriva scendendo da una strada sterrata scoscesa e impervia. Qui la visuale è eccezionale, con i pendii verdeggianti, la sabbia arancione, una chiesetta di legno nero e i monti che si gettano nel mare.

La nave Garðar BA 64: un relitto che potete esplorare a vostro rischio e pericolo, arenato sul fondo di un fiordo.

Breiðavík: una spiaggia bianca spalancata sull’oceano lungo la strada per Látrabjarg.

Látrabjarg: delle scogliere mastodontiche, nonché la punta più occidentale del Paese. Qui nella stagione giusta e nel giorno giusto potrete ammirare le pulcinelle di mare (che mi ostino a chiamare in questo modo, anziché i pulcinella, perché lo interpreto come “piccole pulcine” e non come il nome proprio indeclinabile della maschera di carnevale).

Hænuvík: dove abbiamo passato la prima notte. Una fattoria abbracciata dalle scogliere, e baciata da una luce rossa indimenticabile al tramonto. I tramonti mozzafiato sono una peculiarità dell’ovest, visto che il sole tramonta a ovest oltre il mare, mentre a est scompare oltre i monti molto prima.

Patreksfjörður: scordatevi di berci un caffè prima delle 11 di mattina. È tutto chiuso. In compenso, la zona intorno al Paese offre meraviglie come la spiaggia qui sopra.

Tálknafjörður: un paesino grazioso, porta di accesso a Pollurinn, pozza di acqua calda con una vista superba, ma che non mi sento di raccomandare perché poco profonda e troppo affolata.

Dynjandi: LA cascata. Questo spettacolare balzo si getta da una parete rocciosa nel fondo di un fiordo. È normalmente uno dei pochi punti dove, se ci sono turisti nel raggio di cento chilometri, state sicuri di incontrarli. E c’è poco da fare: è una delle viste più speciali del Paese.

Þingeyri e Flateyri: due graziosi paesini dove raccomanderei di fermarsi per un caffè e una fetta di torta e ascoltare l’accento particolare dei locali.

Bolungarvík: l’eterna rivale di Ísafjörður, della quale è sostanzialmente una frazione. Si tratta dell’ultimo centro abitato degno di questo nome prima del grande nulla.

Bolufjall: Brutta strada ma bella sorpresa. Oltre a vedere benissimo Hornstrandir, la riserva naturale, con le sue striature di ghiaccio, ci si può anche illudere di vedere una striscia di terra blu a ovest, dove ci si aspetta che giacciano i monti groenlandesi.

Skálavík: questa è una delle spiagge più indimenticabili che abbia mai visto. Remota, solitaria, silenziosa. Bianca sabbia circondata da alti monti e abbracciata da prati verdissimi, con lo sguardo puntato verso il sole al tramonto.

Ísafjörður: il capoluogo della regione. Un posto davvero drammatico, con un’atmosfera da città di frontiera.

Litlibær: graziosissima e scenografica fattoria con il tetto coperto d’erba. Si tratta di un museo gestito da una famiglia del luogo, e per sole 1000 corone potrete avere un sacco di caffè e gustare i waffle fatti in casa con marmellata di rabarbaro e lamponi, serviti da una signora sorridente ,e dal marito anziano che non parla inglese ma ha un fascino da contadino islandese di altri tempi.

Hólmavík: qui si trova il Galdrasafn, o Museo delle Magie. Testimonia delle pratiche di stregoneria in uso nei secoli passati in quella regione. Non mi ha lasciato granché impressionato, ma la zuppa di pesce al ristorante del paese era spettacolosa!

Drangsnes: vale la pena spingervisi per immergersi nelle pozze di acqua calda a ridosso del mare, e contemplare l’orizzonte nebuloso oltre i monti che tagliano profondi fiordi nell’acqua marina.

***

Trovo difficile, dopo questa carrellata, che qualcuno osi rimproverami di non aver visto abbastanza perché non ho fatto le cose con calma. In effetti è stato uno scherzo ricorrente con i miei compagni di viaggio: Quando vedevamo qualche turista scendere a fotografare una brughiera anonima, oppure quando uno di noi domandava se fosse il caso continuare a percorrere una scogliera o una spiaggia per più di venti minuti, gli altri dicevano “Oh, l’Islanda va vissuta con calma!”. Scherzi a parte, non date retta agli snob che vi trattano come idioti quando dite loro che avete programmato un weekend in Islanda, o avete solo due o tre giorni per visitarla. Potete davvero vedere tantissimo, e ne varrà sicuramente la pena =)

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Marco Merk ha detto:

    Visitati lo scorso febbraio grazie ad un clima incredibilmente mite.
    Mio parere personale: si tratta della regione piu’ bella di tutta l’Islanda. Ho visto che tra le localita’ citate non c’e’ il museo di Ósvör. Si trova tra Bolungarvík e Ísafjörður. Se non l’hai ancora visitato te lo consiglio: un vecchio villaggio di pescatori fatto di turf houses, oggi convertito in museo marittimo

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