L’Islanda sotto la neve

È arrivata la neve. 10 Novembre. Se penso al mio primo anno qui, è arrivata tardi. Se penso a quello successivo, è arrivata presto. Non si sa mai come andrà la stagione qui, e devo dire che queste sorprese meteorologiche non mi turbano affatto, stranamente. Credevo di essere giunto al punto in cui consideravo la neve un mero fastidio. Ma ieri sera quando ho visto il bianco fuori dalla finestra ho sentito una felicità incredibile accendermi il petto. La sua ombra era un’ombra un po’ triste e nostalgica. Mi hanno assalito ricordi di luci e profumi della mia vecchia Cremona. Quando mi alzavo la mattina per andare a scuola e c’era neve ovunque, quindi vi rimandavano a casa perché troppa gente che veniva dalla provincia non riusciva a raggiungere il centro, allora vagabondavo con gli amici per il parco godendomi la libertà del bianco fresco che assorbe i suoni e rende tutto pacifico. E poi le castagne, Dio mio, quanto mi manca andare a raccoglierle nei boschi sulle montagne e poi farle arrostire su una vecchia padella ammaccata, e il rumore delle bucce croccanti! E la marmellata di castagne sul pane tostato, la carne bollita con la mostarda e le luci fredde che filtrano dalla nebbia. Il profumo di vin brûlé, di biscotti… Poi i pomeriggi passati in una caffetteria a mangiare la cioccolata con panna e pinoli. L’impazienza che precede la preparazione dell’albero di Natale e l’atmosfera frenetica per le strade della città, quando fa buio presto e le luci di Natale illuminano tutte quelle vite che scorrono.

Ma ora sono qui, e non posso certo lamentarmi. Sembra già Dicembre pieno, con il buio che si fa lunghissimo, la neve che coccola il paesaggio, e le decorazioni di Natale che hanno già iniziato a comparire qua e là.

Oggi all’asilo abbiamo portato i bambini fuori a giocare. Imbottiti come omini Michelin che quasi non potevano muoversi. Eppure non fa freddissimo. -1° per adesso, che non è affatto male.

La settimana scorsa ho fatto un’esperienza come guida turistica. Ho ricevuto tantissimo calore umano da quell’esperienza, e alcuni mi hanno scritto messaggi di ringraziamento, una volta tornati in Italia. Non è stato facilissimo dal punto di vista psicologico: è difficile far capire agli Italiani la disorganizzazione islandese come manifestazione antropologica, e ancor più difficile è far capire che un povero ragazzo messo lì a far la guida con quasi zero indicazioni ha davvero poco potere sui ritardi e sugli spostamenti, ma adoro raccontare e spiegare cose che mi appassionano, e sono grato di avere avuto un gruppo di 73 persone davvero interessate ad ascoltarmi.

Pare che la settimana prossima farò ancora il supplente di Antico Nordico nel corso di laurea magistrale. Mi spaventa sempre un po’ perché a differenza di altre cose necessito di fare tanta preparazione prima (anche se dovrebbe sempre essere così. Non si dovrebbe mai insegnare a braccio!), e non posso improvvisarmi. Ma è quello che ho studiato e che sto studiando da anni. Mi appassiona e mi gratifica tanto il poterlo già insegnare, e ad un gruppo di 40 persone da tutto il mondo.

Le luci, quando il sole basso spunta da sotto le nuvole, sono qualcosa di inadeguatamente descrivibile. E in fondo è anche per quelle che mi sento la felicità solleticarmi il torace. La birra natalizia è già comparsa nei bar e nei negozî del monopolio, i biscotti alla cannella e lé sottile sfoglie di flatbrauð sono già nei supermercati. Ieri sera ad una cena ho mangiato un’altra volta l’occhio da una testa di pecora. Gommoso e dal sapore delicato di carne, ma psicologicamente provante.

Lunedì sarà il mio ventisettesimo compleanno, assieme a quello del famoso Árni Magnússon, il collezionista di manoscritti del Seicento a cui l’istituto codicologico di Reykjavík e quello di Copenhagen sono dedicati. Intanto passa ancora un’inverno in questo Paese, che mai mi sarei sognato che sarebbe poi diventato la mia casa, ma ne sono davvero grato.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Tadzio ha detto:

    Ah ah, che forza i bambini tutti imbacuccati!

    Qui da noi, se li portassero fuori a giocare anche solo con 10° si scatenerebbe una rivolta dei genitori e chiederebbero un’interrogazione parlamentare 🙂

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